Ottant’anni e sei mesi, nato a Torino e cresciuto nel quartiere Crocetta tra otto fratelli. Amante della notizia e innovatore nei media. Creatore di programmi d’informazione leggendari come Mixer, Blitz e La storia siamo noi. Direttore di Rai 2 e Rai 3 negli anni ‘90. Autore anche per varietà e fiction: con Renzo Arbore crea il cult Quelli della notte e dà vita al telefilm Un posto al sole, impresa che gli vale la cittadinanza onoraria di Napoli. Icona del piccolo schermo tanto da ispirare emuli e parodie, come quella indimenticabile di Corrado Guzzanti. Di lui Giovanni Benincasa disse: “Molto di quello che c’è in giro oggi è figlio di Minoli: è sempre stato il più bravo, il più preparato e intuitivo. Ha un brutto carattere, si dice. Ma certi mestieri vengono bene solo se hai un caratteraccio”.
Giovanni Minoli, venerdì 3 ottobre, si è raccontato all’Auditorium “Pietro Mascagni” di Anghiari, in un intenso scambio col pubblico in sala.
La serata è stata organizzata dall’associazione culturale “Il Corsaro”, fondata da Stefano Mencherini, ex giornalista Rai, originario di Pieve Santo Stefano. L’incontro è stato il primo di una serie denominata “A tu per tu con…”, una rassegna che si propone di portare nomi noti del panorama giornalistico e culturale italiano nel territorio Valtiberino per dialogare con gli spettatori rispetto ai grandi temi del nostro tempo. “Si tratta di un format aperto alla partecipazione attiva del pubblico – spiega Mencherini -, in cui si vuole raccontare senza filtri spezzoni di storia professionale, e anche personale, di alcune tra le più note e valenti personalità del panorama nazionale”.
Minoli, innovatore assoluto del medium televisivo italiano, negli anni ‘80 rivoluziona il format dell’intervista giornalistica con lunghi confronti faccia a faccia con le più grandi personalità politiche italiane e internazionali, tra cui: Giulio Andreotti, Giorgio Almirante, Enrico Berlinguer (nel suo unico confronto televisivo in assoluto), Henry Kissinger, e poi ancora Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, e Benjamin Netanyahu. Citando Daniele Silvestri: “Per farne un elenco ci vogliono almeno 3 ore”.

Nel corso dell’incontro Minoli ha ringraziato l’amministrazione comunale e si è detto felicissimo della visita nel piccolo paese toscano. Durante il dialogo ha affrontato i grandi temi legati alla professione del giornalismo e al compito di informare il pubblico, lasciandosi andare a numerosi aneddoti ricchi di umorismo: “Quando invitai l’avvocato Gianni Agnelli a Mixer, quest’ultimo, parlando di Ciriaco De Mita, lo definì sarcasticamente ‘un intellettuale della Magna Grecia’. De Mita, quando venne in trasmissione, rispose a sua volta definendolo ‘un mercante moderno con poche idee e tanti interessi particolari’. Inizialmente non voleva che pubblicassimo quella frase, ma poi mi ringraziò per averlo fatto”.
Ma oltre alle lotte dialettiche tra i volti principali della Prima Repubblica, si è parlato molto anche di presente e futuro del quarto potere e del fenomeno della disintermediazione. “Il giornalismo oggi è sempre meno presente. Siamo passati da ‘informazione’ a ‘comunicazione’, e il potere preferisce sempre la seconda. Nel mondo dei social, in cui i politici parlano direttamente al proprio pubblico, la mediazione del giornalista è sempre più ridotta e svilita. L’informazione sui social spesso integra, o addirittura sostituisce, quella dei media tradizionali”. E sulla censura ha detto: “Non mi hanno mai fatto pressioni. Chiusero Mixer quando era all’apice del successo, ma non dissi nulla perché rispetto il principio di autorità. Se uno ha un potere è giusto che lo eserciti, ma un direttore e un giornalista devono fare il proprio lavoro. Il vero problema non è la censura, ma l’autocensura dei giornalisti, che è una malattia per cui non si è ancora trovato un antidoto”.
Il conduttore, dopo oltre otto lustri dentro la tv di Stato, ne conosce perfettamente i meccanismi impliciti ed espliciti. Dichiaratamente appartenente alla corrente dei giornalisti socialisti negli anni ‘80, Minoli decide comunque di riprendere in diretta la contestazione pubblica a Bettino Craxi, segretario del Psi, di fronte all’Hotel Raphael il 30 aprile del 1993.
Il problema della Rai, secondo Minoli, non è tanto dell’ingerenza della politica, quanto nella mancata volontà di informare ed educare. Il caso Rai costituisce un unicum tra i Paesi europei: “Le reti sono sempre state appannaggio della politica, perché la tv di Stato è in mano alla legge, e le leggi vengono fatte dai partiti. Oggi è così e lo è sempre stato. L’unica differenza è che un tempo le reti erano divise tra i partiti ed erano in competizione tra loro. Una volta il nostro servizio pubblico era riconosciuto come uno dei migliori in Europa. Oggi la lotta è tra Stefano Di Martino e Gerry Scotti. Il palinsesto non ha assolutamente senso. Io so perfettamente cosa farei se fossi presidente della Rai. Infatti non ve lo dico”.
L’autore di Mixer ha voluto anche esprimersi sulle questioni geopolitiche di stretta attualità, come la Global Sumud Flotilla: “Degli uomini e delle donne adulti hanno deciso di fare una cosa apparentemente assurda, come andare con delle barche a sfidare la marina israeliana, suscitando reazioni ovunque e riunendo le persone sotto un’unica bandiera. Questo è quello che accade durante le rivoluzioni. Ma quando c’è davvero la nonviolenza, la violenza fa molta fatica ad esprimersi, per giunta sotto gli occhi del mondo. Si tratta di una forza prepolitica, ma umanamente molto forte”.
Minoli ha proseguito l’evento con un vero best of dei suoi incontri: da Marguerite Yourcenar a Kissinger, da Berlinguer a Ted Kennedy, da Craxi all’allora primo ministro israeliano Netanyahu. Proprio a quest’ultimo, intervistato nel 1986 quando era solo un diplomatico, il giornalista ha riservato le parole più nette: “Netanyahu è sempre stato come lo vediamo oggi, solo che una volta citava e si diceva favorevole alla soluzione “due popoli, due Stati”. Oggi non fa più neanche questo. Già negli anni ‘80 si esprimeva con parole durissime contro Yasser Arafat e il suo partito, l’Olp. Muammar Gheddafi, ex leader libico, molti anni fa mi disse che il problema, secondo gli israeliani e gli americani, veniva identificato proprio in Arafat, perché, a loro dire, si opponeva al processo di pace ed era un volto troppo forte. Nel frattempo Netanyahu ha finanziato la nascita di Hamas per poter delegittimare l’Olp. Oggi Netanyahu è lo stesso, i suoi toni sono semplicemente stati portati all’estremo grazie ai partiti che lo sostengono”.
Il segreto di Minoli nel fare le interviste non è affatto un mistero: prepararsi moltissimo, fare tutte le domande (anche quelle scomode) e non tagliare nulla. “Ci sono arrivato perché non venivo da una famiglia di giornalisti, quindi non avevo preconcetti. Quando mi chiedono ‘perché hai fatto questa cosa?’ io rispondo: ‘perché mi piace così’. Non ci sono altre ragioni”. L’anchorman però ha regalato anche un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la sua stessa professione: “Fate gli sceneggiatori. Io penso che oggi la guerra arabo-israeliana si capisca meglio con la fiction che con la cronaca. Il mondo che ci circonda raccoglie storie incredibili realmente accadute e gli sceneggiatori sono i veri raccontatori”.
Prima di ripartire alla volta della Capitale, Minoli si è lasciato andare a un commento esclusivo su un famoso cittadino aretino: Licio Gelli, maestro venerabile della loggia massonica P2 tra gli anni ‘70 e ‘80: “Non sono mai riuscito ad incontrarlo, ma il suo successo è stato dettato dalla fortuna. Gelli ha solo avuto culo, non è il genio occulto che tutti credono, e nella sua casa di Arezzo non c’è nulla che possiamo trovare”.





