In un articolo precedente è stata affrontata la questione del trasporto delle componenti che, per la realizzazione del parco eolico “Badia del Vento”, dovranno essere istallate lungo la linea di crinale che collega Poggio Val d’Abeto (1.130 m s.l.m.) a Monte Faggiola (1.076 m s.l.m.). Per mettere in atto il progetto presentato in Regione da La Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative Srl, sarà necessario effettuare scavi, sbancamenti e riporti per una quantità di materiale che, tra terre e rocce, è stata quantificata nell’ordine dei 47mila m³ (47.539 per l’esattezza).
In primo luogo le attività di escavazione si renderanno necessarie nelle piazzole dove dovranno essere impiantate le torri: queste prevedono generalmente uno scavo rettangolare di profondità limitata, all’interno del quale ne sarà effettuato un altro circolare più profondo. Quest’ultimo avrà un diametro di 20 metri e servirà ad ospitare gli aerogeneratori che, come spiegato in precedenza, avranno un’altezza complessiva di 180 metri. Al fine di garantire un’appropriata opera di ancoraggio, le strutture saranno fissate a terra grazie all’utilizzo di calcestruzzo armato. Durante la realizzazione di tali opere una parte di suolo sarà dunque necessariamente sottoposta a scavi e sbancamenti.
Oltre che per questo tipo di intervento, una quantità significativa di terre e rocce sarà sbancata anche per consentire la realizzazione, in un’area piuttosto prossima alla stazione elettrica dell’ENEL già esistente, di una sottostazione che sarà gestita dalla società TERNA e che consentirà di ampliare la potenza d’immissione dell’energia prodotta nella rete elettrica. Accanto a questa sarà inoltre realizzata una cabina di consegna, perciò complessivamente la superficie interessata da questa trasformazione avrà un’estensione di 17mila m². Similmente alle piazzole degli aerogeneratori, anche questa edificazione comporterà uno sbancamento significativo, così come un’altra parte di terre e rocce sarà necessariamente escavata da tutti quei punti in cui è previsto un cavidotto interrato e da quei tratti stradali in cui, per consentire il trasporto delle pale, sarà necessario intervenire sulle scarpate a monte.

Per procedere materialmente allo svolgimento dei lavori dovranno prima essere effettuati tredici saggi di prelievo nei punti in cui è stata ravvisata l’esigenza di analizzare i materiali del sottosuolo. Una volta, invece, realizzate le strutture previste, la terra di scavo verrà depositata in cumuli provvisori in attesa di essere riutilizzata nella fase di riempimento delle diverse fondazioni. Il materiale che non potrà essere così riutilizzato verrà cosparso nelle immediate vicinanze delle opere eseguite, facendo in modo che lo stesso si vada perfettamente a integrare con il paesaggio circostante.
Leggendo il “Piano Preliminare delle Terre e Rocce da Scavo” presentato in Regione, è piuttosto semplice capire come si andrà a operare laddove sono previsti interventi e opere che implicano degli sbancamenti. Per un non addetto ai lavori è però decisamente più difficile comprendere l’effettiva entità dei volumi di scavo che saranno movimentati nelle modalità sopra descritte. Come già riportato nelle battute iniziali, il materiale sbancato sarà – secondo le previsioni – pari a 47.539 m³. Ebbene, un quantitativo come questo potrebbe produrre alterazioni significative sul profilo geo-morfologico e/o paesaggistico? Innanzitutto, per farsi un’idea sulle quantità, si potrebbe pensare al fatto che se volessimo spostare questa mole di materiale ricorrendo a dei camion con cassone ribaltabile da 10-15 m³, sarebbero necessari circa 3.200-4.700 viaggi. Prima, però, di farsi impressionare da tali numeri bisogna considerare che una buona parte delle terre sarà riutilizzata nello stesso punto di estrazione. Questo andrà pertanto ad attenuare gli effetti sull’assetto idrogeologico e sul profilo morfologico e paesaggistico del territorio considerato.
Durante i lavori saranno inoltre seguite procedure che prevedono misure di salvaguardia e accortezze volte a conservare quanto più possibile gli attuali equilibri ambientali. Nonostante ciò è innegabile che tutto questo non potrà non generare un impatto su di essi, soprattutto se oltre a quello relativo a “Badia del Vento” dovessero essere approvati altri progetti di realizzazione di parchi eolici: in merito a ciò si ricorda che per l’area montana compresa tra Toscana, Emilia-Romagna e Marche, ad oggi sono già stati presentati sette progetti, per un totale di 66 pale. Qualora il numero di aerogeneratori dovesse aumentare considerevolmente è quindi logico supporre che anche il peso di certi interventi umani andrebbe ad incrementare, di molto, la propria consistenza.





