Le antiche mura di Sansepolcro e la costruzione del complesso dell’autostazione

Gli interventi eseguiti sulla cinta muraria di Porta Fiorentina dalla fine dell’Ottocento in poi

A Sansepolcro Porta Fiorentina è l’unico punto di accesso al centro storico che mantiene l’aspetto di una porta cittadina. Nonostante ciò, il lato delle mura urbiche in cui questa si colloca è sicuramente quello che, dalla fine dell’Ottocento in poi, ha subito le trasformazioni più ingenti. Fino agli anni ‘80 del XIX secolo, era ancora ben visibile la cinta difensiva che i Medici avevano fatto rafforzare nel corso del Cinquecento, ovvero in un momento storico in cui, dopo l’avvento della polvere da sparo, l’architettura militare aveva iniziato a seguire nuovi modelli di riferimento. Gli interventi di questo periodo hanno quindi dotato la città di mura parzialmente ribassate che però erano irrobustite da solidi terrapieni. Al contempo, le porte vennero ridotte a quattro e, in prossimità delle stesse, furono abbattute le rocche e le torri che in precedenza ne garantivano il presidio. All’esterno del perimetro urbano venne inoltre accentuata la profondità del fossato, così da evitare, in caso di assedio, che i nemici potessero scavare tunnel in cui far esplodere mine.

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Pianta delle mura di Sansepolcro fra il baluardo del Riccio, la porta Fiorentina e il baluardo di Santa Lucia (Antonio Cantagallina, 1600-1630).

Fino a 140 anni fa, tutto il lato esterno delle mura di Porta Fiorentina doveva apparire così. Poi il sopraggiungere di nuove esigenze economiche e urbanistiche innescò una serie di profonde trasformazioni. A segnare una svolta fu quasi certamente l’inaugurazione, nel 1886, della Ferrovia dell’Appennino Centrale e la relativa apertura della stazione ferroviaria. Come ben descritto da Angelo Tafi, in seguito a ciò si decise di interrare il fossato e di realizzare un nuovo asse viario che potesse funzionalmente collegare Porta Fiorentina alla stazione. Il conseguente spostamento del baricentro cittadino verso nord-ovest contribuì dunque a catalizzare alcuni interventi di trasformazione proprio a ridosso della vecchia cinta muraria: nel periodo compreso tra le due guerre mondiali furono, ad esempio, costruiti alcuni edifici nella parte esterna delle vecchie mura difensive, occludendo la vista delle stesse. Questo si può osservare ancora oggi nel tratto compreso tra il bastione di Santa Lucia e via Santa Croce. Inoltre, nel 1936, la realizzazione del Collegio Regina Elena portò all’abbattimento di un altro segmento murario e alla rimozione del suo terrapieno. Ancora oggi questo intervento è particolarmente visibile in quanto su quel punto le antiche mura sono state sostituite dalla recinzione del giardino che, oltretutto, è stata realizzata senza attenersi al sedime del precedente limite urbano.

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Foto aerea del 2025 (reperita sulla sezione Geoscopio della Regione Toscana) che mostra come il giardino dell’attuale Convitto Regina Elena si estenda oltre la linea dell’antico limite urbano. Dall’immagine sono inoltre ben visibili i varchi che sono stati aperti nel corso del Novecento e, in prossimità del bastione di Santa Lucia, gli edifici addossati alle antiche mura.

Spostandosi, invece, sul lato a nord di Porta Fiorentina, nel 1939 fu aperto il varco di via Aggiunti, creando un nuovo accesso per il centro storico. In seguito a ciò, dopo la fine del secondo conflitto bellico iniziarono a susseguirsi interventi nel tratto murario che fino a quel momento andava dallo stesso ingresso in via Aggiunti, fino alla cannoniera del Buontalenti. Qui venne prima demolita la cinta delle antimura, ovvero quella più esterna che si dislocava di qualche metro dalle mura vere e proprie. Venne quindi rimosso il terrapieno e fu abbattuta la rimanente parte delle mura storiche. Nello spazio ricavato dalle demolizioni si procedette quindi a costruire nuove abitazioni. È, tra l’altro, poco prima di questo periodo che in quest’area, addossato alle vecchie mura, sorse per qualche tempo un capannone con l’officina di un fabbro. Con il suo ingresso da via Aggiunti viene, invece, ancora ricordato da alcuni il bar che per un periodo, a cavallo degli anni ‘60, offrì anche la possibilità di ballare nella sua terrazza sul tetto.

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Porta Fiorentina con le tende che vennero montate dopo il terremoto del 13 giugno 1948. Nello sfondo si vede l’area in cui successivamente sarà realizzato il complesso dell’autostazione. Foto Sgoluppi.

La trasformazione di questo spazio, per poco dentro il perimetro del centro storico, creò non poche reazioni quando, all’inizio dello stesso decennio, venne approvato il progetto di realizzare un edificio moderno di cinque piani (lo stesso che oggi viene identificato con il complesso dell’autostazione). Rispetto a ciò non produssero effetti le interrogazioni comunali e gli esposti presentati al Prefetto, alla Soprintendenza e al Consiglio Superiore delle Belle Arti a Roma, pertanto nel 1965 i lavori partirono. Probabilmente gli iter autorizzativi furono agevolati dal fatto che la nuova struttura avrebbe potuto avere una funzione ricettiva. Gli alberghi, essendo considerati come edifici di pubblico interesse, potevano infatti beneficiare di alcune importanti deroghe urbanistiche. In definitiva, alla fine del 1966 il nuovo palazzo era già stato eretto, cambiando definitivamente il volto di un angolo della città. Con gli occhi del presente appare oggi superfluo sottolineare quanto tale intervento abbia, nel complesso, contribuito a modificare l’intero limite urbano occidentale di Sansepolcro, compromettendone pesantemente il profilo estetico, storico e architettonico.

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La demolizione delle antiche mura vista dall’alto (1959-1960). La foto, originariamente appartenente a Piero Acquisti, è stata reperita nel volume G. BINI, Sansepolcro. Immagini di un secolo, Petruzzi Editore, 1997.
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