Nel corso del XVI secolo Sansepolcro ha vissuto un periodo di grande fermento urbanistico che ha interessato anche la cinta muraria e le strutture difensive ad essa connesse. Gli interventi che, più di altri, cambiarono il volto della città, sono senz’altro quelli che furono imposti da Cosimo I de’ Medici: dopo essere giunto a Sansepolcro nel 1545, questi dispose infatti di abbattere i tanti borghetti (castelli, complessi monastici, ecc.) che erano ubicati al di fuori delle mura e che potevano diventare pericolosi in caso di assedio. Le ragioni di questo intervento rispondevano principalmente all’esigenza di controllare meglio un territorio di confine che dal 1441 era entrato sotto l’orbita fiorentina.
In concomitanza di ciò, lo stesso duca (che diventerà formalmente granduca nel 1569), proseguì i lavori di ristrutturazione della Fortezza e di consolidamento delle mura di cinta che erano già stati progettati in precedenza dalla Repubblica di Firenze. La necessità di intervenire su tali strutture difensive era essenzialmente legata al fatto che dopo l’invenzione e la diffusione delle armi da fuoco, introdotte alla fine del Quattrocento, le fortificazioni precedenti apparivano del tutto inadeguate a fronteggiare le nuove modalità di assedio. Attraverso, in particolare, l’impiego di cannoni, le alte mura medievali con le tipiche merlature potevano essere facilmente colpite e abbattute da lontano, esponendo così gli assediati al pericolo dei relativi crolli. È dunque in questo periodo storico che le architetture delle fortificazioni cambiarono notevolmente.
Così come avvenne anche in molte altre città del tempo, anche a Sansepolcro l’altezza delle mura venne in molti tratti ridotta fino a quella delle antimura che delimitavano la parte più esterna. Allo stesso tempo furono creati terrapieni che potessero “assorbire” i proiettili lanciati dai cannoni, mentre – oltre all’ingente ristrutturazione della Fortezza – agli angoli del perimetro urbano e lungo i suoi lati lunghi vennero creati degli imponenti bastioni.
Tali interventi medicei sulle strutture di difesa non modificarono sostanzialmente la precedente cerchia delle mura cittadine. Oltre che sui bastioni prima citati, l’unico punto in cui la precedente cinta venne estesa in maniera significativa fu quello che ancora oggi va a racchiudere l’intera area del Campaccio: con la realizzazione del bastione di San Nicola fu incluso nel centro cittadino un triangolo di terra che fino alla seconda metà del XX secolo, quindi fino alla realizzazione di tre diversi plessi scolastici, rimase totalmente inedificata. In tal modo il limite sud-orientale del centro si estese dall’attuale via della Fortezza (dove rimane ancora oggi traccia della parete murale) fino al termine del nuovo bastione, offrendo così ai borghesi la possibilità di coltivare una buona porzione di suolo senza uscire fuori dall’abitato protetto.
La forma dei nuovi bastioni era pensata per favorire la difesa degli assediati, i quali poterono con il tempo rispondere ad eventuali attacchi ricorrendo, a loro volta, ad armi da fuoco. Oltre a tali soluzioni architettoniche le nuove fortificazioni prevedevano, nella parte esterna, anche un fossato, ovvero uno scavo che talvolta poteva essere riempito di acqua. Tale dislivello, che nel caso di Sansepolcro era in diversi tratti delimitato da muri di scarpa e controscarpa, era molto importante per la difesa della città: se durante il medioevo lo stesso impediva ai nemici di addossare alle mura torri di assedio, dopo l’avvento della polvere da sparo il fossato non permetteva agli stessi di scavare cunicoli che avrebbero potuto portare a piazzare mine alle fondamenta delle mura.

Per volontà di Cosimo I, intorno alla metà del Cinquecento a Sansepolcro fu ripristinato un fossato che, come dimostrano alcune testimonianze cartografiche del secolo successivo, almeno in alcuni momenti dell’anno poteva contare su una minima presenza di acqua. In particolare dalla “Pianta del circuito murario di Sansepolcro” del 1600-1630, si evince che il bastione di San Nicola, lo stesso che oggi delimita il Campaccio, doveva raccogliere una parte delle acque del centro e della reglia dei mulini (che andava, per appunto, a lambire l’attuale via dei Mulini). Con il passare dei secoli, quindi una volta venuto meno il bisogno di doversi difendere da possibili assedi, il fossato è stato gradualmente interrato: non a caso la parte esterna dello stesso bastione venne trasformata in orti, fino a che negli anni ‘80 del Novecento, lo stesso spazio fu utilizzato come una sorta di rimessa per auto a cielo aperto. Successivamente, verso la fine dello stesso secolo, l’area fu sgomberata, quindi trasformata in un prato; lo stesso che oggi è interessato dal cantiere che a breve, grazie ai fondi del PNRR, porterà alla realizzazione di una pista ciclabile. Laddove un tempo si trovava il dislivello di un fossato che doveva assolvere alla funzione di proteggere la città, a breve sorgerà quindi un’opera che, nel provare a favorire una fruibilità rinnovata e sostenibile, andrà a mutare, ancora una volta, il profilo paesaggistico di uno scorcio urbano che ha storicamente contribuito a definire l’identità architettonica di una città di confine.



