La crisi di personale, la riorganizzazione dei servizi e i cantieri in corso sono stati tra i temi centrali del consiglio comunale aperto dedicato alla sanità a Umbertide. A fare il punto è stato soprattutto il direttore generale della Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti, che ha parlato di difficoltà ormai strutturali e della necessità di ripensare alcuni modelli organizzativi.
Nella sua relazione iniziale, Ciotti ha parlato della situazione dell’ospedale, interessato dai lavori di adeguamento sismico avviati nel 2025. Il dg ha spiegato che l’intervento – da oltre 2,2 milioni di euro – prosegue con alcune modifiche migliorative, tra cui interventi su infissi, facciate ed efficientamento energetico. Un rallentamento, ha chiarito, è legato proprio a queste varianti. Durante i lavori, ha aggiunto, l’attività sanitaria è stata in gran parte mantenuta, con la chirurgia ambulatoriale rimasta stabile nonostante lo spostamento della chirurgia ordinaria a Città di Castello.
Sul futuro del presidio Ciotti ha indicato la necessità di una scelta strategica, ipotizzando una vocazione più specialistica, in particolare ortopedico-riabilitativa. «Non possiamo avere tutto dappertutto», ha osservato, sottolineando che la concentrazione delle attività risponde anche a vincoli normativi e organizzativi.
Un’impostazione che ha sollevato perplessità tra i consiglieri, soprattutto in relazione al destino del pronto soccorso e della chirurgia. Sauro Anniboletti, dai banchi della minoranza, ha evidenziato la necessità di mantenere un servizio pienamente operativo, avvertendo che senza adeguate specialistiche «si ridurrebbe solo a un primo soccorso», e ha richiamato le criticità del reparto di medicina e la difficoltà nel reperire medici di base.
Il tema della carenza di personale è stato infatti uno dei nodi centrali del confronto. Ciotti ha confermato le difficoltà nel reperire infermieri e medici, parlando di un problema diffuso a livello nazionale e annunciando l’arrivo di tre nuove unità infermieristiche.
Sulla stessa linea si è inserito il consigliere della Lega Alessio Ferranti, che ha parlato di una situazione «particolarmente grave» al pronto soccorso, con numerose ore scoperte nel servizio di emergenza e frequenti spostamenti dell’automedica da Città di Castello per coprire i turni mancanti. Ha inoltre evidenziato la disparità nel numero di infermieri rispetto ad altri ospedali con volumi simili e la carenza di specialisti, che costringe spesso a trasferire i pazienti .
Criticità confermate anche da Luigino Orazi del Comitato per il diritto alla salute, che ha definito «drammatica» la situazione del pronto soccorso, segnalando carichi di lavoro elevati e chiedendo la riattivazione almeno parziale del laboratorio analisi. Lo stesso Orazi ha sollevato anche il tema dei posti per anziani, chiedendo il ripristino della Rsa una volta completati i lavori.
Sul fronte territoriale è intervenuto Marco Caporali, coordinatore dell’AFT, che ha descritto le difficoltà della medicina generale: dodici medici attivi con carichi aumentati fino a 1.800 assistiti e zone carenti che da anni restano scoperte. «Quassù non ci viene nessuno», ha sottolineato, parlando di una situazione «pericolosa» per la tenuta del sistema .
Le risposte di Ciotti hanno confermato le difficoltà strutturali, in particolare nell’emergenza-urgenza. «Se avessimo dei professionisti non staremmo a parlare di questa cosa», ha detto, spiegando che le attuali soluzioni sono spesso «palliativi» e aprendo anche alla possibilità di modelli alternativi di assistenza territoriale, con servizi ridotti rispetto a un pronto soccorso completo .
Accanto all’ospedale, ampio spazio è stato dedicato alla sanità territoriale. La Casa di comunità di Umbertide, già operativa, dovrebbe essere inaugurata ufficialmente ad aprile e servirà un bacino di oltre 20 mila abitanti. Potenziata anche l’assistenza domiciliare, mentre il pronto soccorso registra circa 13 mila accessi annui.
Non sono mancate le criticità legate ai progetti PNRR. Per l’ospedale di comunità si è arrivati alla risoluzione del contratto con la ditta incaricata dei lavori per il mancato rispetto dei tempi. I lavori dovrebbero ripartire tra aprile e maggio con una nuova impresa, ma con tempistiche più lunghe: l’obiettivo realistico è tra il 2026 e il 2027. «L’importante è raggiungere l’opera», ha sottolineato Ciotti.
Il dibattito ha assunto anche una forte dimensione politica. Dai banchi della minoranza Federico Rondoni ha lamentato l’assenza della presidente della Regione, osservando che «quelle di cui la comunità ha bisogno sono risposte politiche più che tecniche». Una posizione condivisa anche dal capogruppo di Fratelli d’Italia Antonio Molinari, che ha parlato di «un’assenza grave ed ingiustificata», chiedendo chiarimenti su tempi, organizzazione e prospettive del presidio.
Il consigliere del Pd Filippo Corbucci ha invece criticato le scelte degli anni passati, parlando di un progressivo depotenziamento dell’ospedale e chiedendo quale sarà il suo futuro: «Che ospedale ci ritroveremo nel 2030?», ha domandato. Alle accuse ha replicato il consigliere della Lega Alessio Silvestrelli, che ha difeso l’operato della precedente amministrazione regionali, invitando comunque i tecnici a fare il massimo per tutelare i servizi.
Tra le questioni sollevate nel corso del confronto anche la chiusura del laboratorio analisi, le condizioni di decoro dell’area ospedaliera e la necessità di rafforzare i servizi territoriali come l’AFT, ancora poco conosciuti, oltre al problema dei posti nelle strutture per anziani.
In chiusura, il sindaco Luca Carizia ha richiamato la necessità di una visione condivisa sul futuro dell’ospedale, indicando come possibile strada il rafforzamento del rapporto con l’Istituto clinico tiberino. «Dobbiamo ragionare sul dare un futuro strutturale all’ospedale», ha affermato, sottolineando anche il peso crescente dei costi per l’assistenza agli anziani e la riduzione dei posti convenzionati.





