Per la prima volta all’ospedale di Città di Castello è stato eseguito un impianto di pacemaker senza fili, una tecnologia che consente di regolare il battito cardiaco attraverso un dispositivo miniaturizzato inserito direttamente nel cuore, senza ricorrere ai tradizionali elettrocateteri. L’intervento, effettuato nei giorni scorsi dall’équipe della Cardiologia tifernate, si è concluso con successo e la paziente, una donna di 78 anni, è attualmente in buone condizioni di salute.
A darne notizia è stata la USL Umbria 1, che ha annunciato l’introduzione di questa procedura nell’offerta terapeutica dell’ospedale. L’impianto è stato eseguito dai cardiologi specialisti in elettrostimolazione della struttura complessa diretta da Andrea Mazza, su una paziente affetta da insufficienza renale cronica avanzata e diabete mellito, condizioni che comportano un maggiore rischio di complicanze infettive.
Come funziona il pacemaker senza fili
Il dispositivo impiantato a Città di Castello appartiene alla categoria dei pacemaker leadless, “senza fili”. A differenza di quelli tradizionali, generalmente costituiti da un generatore collocato sotto la pelle del torace e collegato al cuore attraverso uno o più elettrocateteri, il sistema integra i componenti necessari in un unico dispositivo di piccole dimensioni.
L’impianto avviene attraverso un catetere introdotto in una vena, senza la necessità di realizzare una tasca sottocutanea nel torace. Nel caso della paziente trattata a Città di Castello, i medici hanno utilizzato la vena femorale destra, raggiungendo il cuore e posizionando il pacemaker direttamente nel ventricolo destro.
L’assenza dei tradizionali elettrocateteri e della tasca che ospita il generatore permette di evitare alcune delle complicanze associate a questi componenti, un aspetto particolarmente importante per i pazienti che presentano un rischio infettivo elevato.
Si tratta comunque di una tecnologia destinata a situazioni cliniche specifiche, che non sostituisce indistintamente tutti i pacemaker convenzionali.
Una nuova possibilità terapeutica per la Cardiologia tifernate
«La procedura è riservata a pazienti che non presentano pervietà degli accessi venosi superiori o che sono esposti a un elevato rischio infettivo, come nel caso di una paziente di 78 anni affetta da insufficienza renale cronica avanzata e diabete mellito», ha spiegato Andrea Mazza, direttore della Cardiologia dell’ospedale.
In termini più semplici, il dispositivo può rappresentare un’alternativa per persone nelle quali le vene normalmente utilizzate per l’impianto di un pacemaker tradizionale non risultano percorribili, oppure quando determinate condizioni di salute rendono particolarmente importante limitare i rischi legati alle infezioni.
Per Mazza, il primo intervento eseguito nel presidio tifernate rappresenta «un importante traguardo nel percorso di crescita della nostra unità operativa complessa e un significativo ampliamento dell’offerta cardiologica rivolta ai pazienti con specifiche indicazioni cliniche».
Anche il direttore generale della USL Umbria 1, Emanuele Ciotti, ha sottolineato il valore dell’introduzione della procedura, inserendola nel percorso di aggiornamento tecnologico e professionale delle strutture sanitarie aziendali.





