Il consiglio comunale di Città di Castello ha discusso ieri la mozione illustrata da Tommaso Campagni (Forza Italia) per chiedere a sindaco e giunta di dissociarsi ufficialmente da alcuni cori che avevano inneggiato all’Intifada durante la partecipata marcia a sostegno della causa palestinese svoltasi il 4 ottobre fra Sansepolcro e San Giustino.
“Premessa la legittimità dei cortei fatti per il popolo palestinese e per la situazione nella Striscia di Gaza, sentire dire nei nostri territori Intifada pure qua ha sicuramente creato un senso spiacevole di disturbo e di pericolosità, soprattutto per il silenzio che c’è stato da parte delle istituzioni”, ha detto Campagni prima di leggere la mozione, nella quale veniva tra l’altro sottolineato che il coro in questione “è una palese legittimazione di infiltrazioni violente che inquinano i cortei pro-Pal”.
Proprio quest’ultima afferimazione è stata giudicata “un’esagerazione veramente abnorme” da Gionata Gatticchi, che ha aperto alla possibilità di interpretare le frasi sull’Intifada come “richiamo alla resistenza contro i soprusi”. L’esponente del PD ha inoltre commentato che “a volte il vittimismo è la cifra culturale con cui una certa egemonia, non certo della sinistra, ma della destra, si sta caratterizzando”.
“L’Intifada fu una reazione legittima, ma violenta”, ha detto Giovanni Andrea Lignani Marchesani, che ha definito “dei cretini” gli autori dei cori. “Che senso ha dire Intifada pure qua, come se il governo italiano fosse responsabile? Vuol dire che se non cambia qualcosa si inizia a tirare pietre?”, si è chiesto il consigliere di Castello Civica, che ha poi affermato che “il fatto che lì ci fossero sindaci e amministratori che stavano con le loro facce da beoti ad assistere a queste urla è semplicemente folle”.
“Votare questo atto è molto facile”, ha detto Valerio Mancini della Lega: “serve a dire che siamo contro ogni violenza, che siamo a favore del diritto di manifestare ma molto contrari alle manifestazioni che si trasformano in violenza contro l’attuale governo”.
Per Emanuela Arcaleni di Castello Cambia la mozione è “molto strumentale rispetto a quanto è avvenuto nelle piazze, specialmente in Umbria: ci sono state molteplici manifestazioni, raduni, incontri spontanei e organizzati, e non ho mai visto nessuno dei rappresentanti che ora improvvisamente si svegliano sul problema”, mentre “avrei voluto sentire anche qualche fiato sulla violenza a cui abbiamo assistito per due anni, con il genocidio in atto e con sessantasettemila civili morti, di cui ventimila bambini”. Il 4 ottobre “non c’è stata alcuna forma di violenza, non c’è stato un tafferuglio, non c’è stato un benché minimo esempio di violenza. State gonfiando una situazione: non so per nascondere che cosa, ma è una strumentalizzazione”, ha concluso.
Per il sindaco Luca Secondi il documento “si presta a una mistificazione rispetto a una manifestazione che non ha avuto alcuna forma o sembianza minima di protesta violenta o che invocasse la violenza. Possono esserci state affermazioni scomposte, ma presentare una mozione in consiglio comunale è un atto istituzionale molto forte che significa sconfessare l’intera manifestazione”, ha detto il primo cittadino.
Al termine del dibattito il documento è stato bocciato dall’assemblea. Sei i voti a favore, da parte di Campagni di Forza Italia, Leveque e Rossi di Fratelli d’Italia, Lignani di Castello Civica, Mancini della Lega e Schiattelli di Unione Civica Tiferno; dodici i contrari, ovvero il sindaco Secondi, Duranti, Gatticchi, Brunelli, Forini, Giorgi e Paradisi del PD, Arcaleni di Castello Cambia, Bacchetta, Grasselli e Tanzi dei Socialisti e Sabba della lista civica per Secondi; infine si è registrata l’astensione di Bellucci della lista civica per Secondi.





