Tra visioni futuristiche e radici cantautorali, Riverso racconta “La città d’acciaio”

Il progetto di Lodovico Rossi prosegue la sua ricerca sonora con un brano che unisce elettronica, poesia e riflessioni sul nostro presente

Ripensare la città, tra la provincia e lo spazio. Pochi giorni fa è stato pubblicato il nuovo singolo La città d’acciaio di Riverso, cantautore valtiberino, che anticipa il secondo album in prossima uscita. L’alter ego Riverso nasce nel 2022 dall’esperienza artistica di Lodovico Rossi, già fondatore dei Mulholland Drive e collaboratore di Paolo Benvegnù per il disco La misura dell’equilibrio. Dopo anni di sperimentazione nella scena indipendente, Rossi ha trasformato la casa d’infanzia in Umbria in uno studio di registrazione immerso nel verde, un luogo intimo dove ha avviato un percorso di ricerca poetica e sonora insieme al produttore Giacomo Calli del collettivo 42 stems.

Con il disco d’esordio Non so nulla degli dèi (2023), Riverso ha definito un linguaggio sospeso tra elettronica, cantautorato e suggestioni ambient. Il nuovo singolo, La città d’acciaio, prosegue questo cammino, con sonorità contemporanee e testi visionari che riflettono sull’alienazione e sulla possibilità di recuperare autenticità e contatto umano in un mondo sempre più complesso, in cui gli individui sono sempre più interconnessi ma isolati. “Per me il brano rappresenta un mondo cambiato, dove l’essere umano è diventato freddo come l’acciaio… ma esiste ancora una strada sopra i deserti dove potersi abbracciare, per citare proprio il testo”, racconta l’artista.

Il brano alterna fragilità e potenza, denuncia e speranza. È una riflessione sull’evoluzione di un’umanità prigioniera della tecnologia, ma ancora capace di riscoprire sensibilità attraverso il contatto e l’empatia. L’arrangiamento elettronico accompagna una scrittura evocativa e quasi cinematografica, che conferma la direzione poetica del progetto.

Rossi immagina La città d’acciaio come una metropoli simbolica, capace di rappresentare il mondo contemporaneo, dalle megalopoli ai paesi di provincia, nelle sue contraddizioni. “La città è il nostro mondo. Volevo far capire che l’acciaio è una lega fredda, ma dà vita alle cose. Proprio come l’essere umano, che spesso appare più freddo per i cambiamenti che viviamo. Siamo stati alienati dalla bellezza”. La “strada sopra i deserti” diventa così la metafora di un percorso che attraversa l’aridità emotiva e prova a trasformarla, forse avendo come meta un’oasi.

Le influenze sono molteplici: da Frank Herbert e il ciclo di Dune – saga di cui Rossi è appassionato lettore – al cinema di David Lynch (autore del primo adattamento cinematografico del 1984), fino a Blade Runner e alle musiche di Vangelis. “Il testo è terreno, concreto. Il ritornello invece si apre verso l’aria, è metaforico, in netta contrapposizione. Mi piaceva l’idea di intrecciare il cantautorato italiano alla Modugno con sonorità che sono venute fuori quasi da sole, come se fossero già lì ad aspettare”.

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ph: Mark David

La parte visuale è curata da Itm Studios, con il sapiente lavoro fotografico di Mark David, ma sono tante le persone che Riverso vuole ringraziare: “Effetto K ha sostenuto fin dall’inizio il percorso, insieme al prezioso supporto di Haron Dini, che mi ha aiutato a far circolare il materiale in tutta Italia”. Questo lavoro ha portato Lodovico a collaborare con Gallia Music di Roma, l’etichetta fondata da Giancarlo Bornigia, proprietario dello storico locale Piper Club nella capitale. “Giancarlo ascolta centinaia di artisti ogni settimana, per me è stato un grandissimo onore essere scelto. Il nostro primo incontro è stato un momento che non dimenticherò”.

Il secondo singolo arriverà entro Natale, mentre l’album completo è previsto per l’inizio del 2026. Sul fronte live, Rossi riflette sul cambiamento degli ultimi anni: “Tra il 2013 e il 2016 ho suonato ovunque. Poi il Covid ci ha allontanato dalla musica dal vivo. Molti artisti hanno scritto molto, ma i concerti ne hanno risentito”. Oggi in Valtiberina non esistono più locali live attivi in un bacino di quasi 100mila persone. La rinascita, però, potrebbe partire dal basso: “I giovani stanno inventando format minimal e nuove occasioni di ascolto. Effetto K, a Sansepolcro, organizza piccoli eventi che generano nuovi concerti. È networking culturale. L’obiettivo è creare sinergia, valorizzare il territorio e riportare la musica al centro”.

Il progetto prende forma grazie alla collaborazione con il produttore e fonico Giacomo Calli, compagno di viaggio dal 2023: “Spesso arrivo con idee già scritte, ma è con lui che sperimentiamo davvero. Io suono, lui mi aiuta a dare struttura a ciò che immagino”. Nella line-up dell’album sono presenti anche Davide Montagnoli alla batteria e una collaborazione con Niccolò Neri ed Emanuele Frusi al basso e alla chitarra, che arricchiscono il paesaggio sonoro del progetto.

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