I centri storici stanno cambiando volto e il commercio tradizionale arretra. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto “Città e demografia d’impresa” diffuso oggi dall’Ufficio Studi di Confcommercio, che dà conto dell’evoluzione delle attività economiche in 122 comuni italiani, tra cui Perugia e Terni.
Secondo l’analisi diffusa oggi da Confcommercio Umbria, il fenomeno della desertificazione commerciale è ormai evidente anche nelle principali città della regione. Un processo che, secondo l’associazione di categoria, non può più essere semplicemente osservato ma deve essere affrontato con strumenti e politiche adeguate.
“Avanti così non si può più andare – afferma il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni – I centri storici stanno cambiando rapidamente: diminuiscono i negozi che servono i residenti e crescono attività e servizi legati soprattutto al turismo. Se non interveniamo con politiche mirate rischiamo città sempre più sbilanciate, belle ma prive di anima”.
Un tema che riguarda soprattutto i grandi centri urbani analizzati nello studio, ma che riflette dinamiche più ampie che interessano anche le aree interne dell’Umbria, dove il commercio di prossimità negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con cambiamenti nelle abitudini di consumo, con la concorrenza dell’e-commerce e con le trasformazioni dell’economia urbana.
I dati più recenti: rallenta il calo dei negozi
Nel confronto tra 2024 e 2025 emergono segnali di rallentamento nel processo di riduzione delle attività commerciali, anche se il quadro resta fragile.
A Perugia il numero di negozi nel centro storico passa da 227 a 230 attività, con un lieve aumento dell’1,3%. Diversa la situazione nelle altre zone della città, dove le attività scendono da 1.035 a 996 esercizi (-3,8%).
A Terni, invece, il commercio al dettaglio continua a diminuire sia nel centro storico – da 303 a 291 negozi (-4%) – sia nelle aree non centrali, dove si passa da 765 a 742 attività (-3%).
Parallelamente prosegue la crescita dei pubblici esercizi e delle attività legate all’ospitalità. Nel 2025 a Perugia gli alberghi, bar e ristoranti nel centro storico salgono a 249 attività, con un aumento del 5,1% rispetto al 2024, mentre nel resto della città arrivano a 551 esercizi (+3,8%).
Anche a Terni il comparto mostra una dinamica positiva: nel centro storico le attività passano da 137 a 144 (+5,1%), mentre fuori dal centro crescono da 319 a 324 (+1,6%).
Un cambiamento che dura da oltre dieci anni
Se si guarda ai dati di lungo periodo, il fenomeno appare ancora più evidente. Tra il 2012 e il 2025 il commercio al dettaglio ha registrato un calo consistente.
A Perugia i negozi nel centro storico sono passati da 349 a 230, con una riduzione del 34%. Anche nelle altre zone della città il numero delle attività è diminuito sensibilmente, scendendo da 1.252 a 996 esercizi (-20%).
A Terni il commercio ha perso circa un quarto delle attività nel centro storico, passando da 388 a 291 negozi (-25%), mentre nelle aree non centrali la flessione è stata del 21,5%, con il passaggio da 945 a 742 esercizi.
Di segno diverso l’andamento di bar, ristoranti e strutture ricettive. A Perugia il centro storico è passato da 217 attività nel 2012 a 249 nel 2025, con un aumento del 15%, mentre nelle altre zone della città il comparto si è mantenuto sostanzialmente stabile. A Terni l’incremento è stato più moderato, ma il settore nel complesso ha mostrato una maggiore tenuta rispetto al commercio tradizionale.
Nel complesso emerge una trasformazione delle funzioni economiche delle città, con meno negozi legati ai bisogni quotidiani dei residenti e una maggiore presenza di attività orientate al turismo, alla ristorazione e al tempo libero.
“Servono strumenti per governare il cambiamento”
Per Confcommercio Umbria il punto non è più soltanto analizzare il fenomeno ma governare la trasformazione in corso. Tra gli strumenti considerati strategici c’è il nuovo Testo Unico del commercio, su cui la Regione Umbria sta lavorando insieme alle organizzazioni di categoria. L’obiettivo è dotare i Comuni di strumenti che permettano di orientare lo sviluppo commerciale dei territori in modo coerente con le esigenze dell’economia locale e con la qualità della vita delle città.
Un ruolo importante potrebbe essere svolto anche dai Distretti del commercio, modelli di collaborazione tra pubblico e privato che puntano a sostenere il commercio di vicinato e a rafforzare le funzioni sociali ed economiche dei centri urbani.
“La trasformazione delle città è già in atto – conclude Mencaroni – e proprio per questo è il momento di definire gli strumenti giusti per governarla. La revisione del Testo Unico del commercio, la nascita dei Distretti e l’utilizzo di sistemi di analisi dei flussi urbani possono dare ai territori le leve necessarie per programmare il futuro delle città. Un passaggio che non può più essere rinviato”.





