In provincia di Arezzo tengono i servizi, rallentano industria e turismo

Segnali positivi dall’occupazione e dal terziario, mentre l’export cala bruscamente. In estate meno visitatori

L’ultima nota congiunturale dell’Istituto regionale di programmazione economica della Toscana (Irpet) mostra che nel terzo trimestre del 2025 la provincia di Arezzo registra una crescita dell’occupazione dipendente pari al +1,9%, leggermente superiore alla media toscana (+1,6%). Si conferma così una dinamica positiva già emersa nel 2024 (+2,3% rispetto all’anno precedente), trainata soprattutto dai servizi.

Il terziario continua a espandersi, con un aumento del +2,8% degli addetti. I servizi turistici crescono del +2,7%, mentre quelli alle imprese del +2,4%, entrambi in linea o superiori ai valori regionali. L’industria, invece, mostra segnali di stagnazione: il comparto manifatturiero cresce solo dello 0,7%, mentre i settori legati alla moda faticano. Pelletteria e calzature perdono il 3% degli occupati, la componentistica metallica per accessori moda cede addirittura il 7%. Anche l’oreficeria segna un -1,1% nel trimestre, dopo un 2024 ancora in crescita. Tra i pochi comparti in controtendenza figurano l’industria alimentare (+2,6%) e l’agricoltura, che nel 2024 era cresciuta del +9,6%.

Molto più critico il quadro delle esportazioni: tra luglio e settembre 2025 il valore dell’export aretino cala del -32,1%, il secondo peggior dato in Toscana dopo Grosseto (-39,4%). A influire è il crollo delle vendite all’estero di gioielli (-48,5%) e macchinari (-11,6%), due settori chiave del manifatturiero provinciale. In controtendenza, invece, l’abbigliamento (+10,7%) e l’agroalimentare (+11,4%).

Anche sul fronte turistico emergono segnali preoccupanti. Dopo un 2024 chiuso con un buon +4,1% di presenze rispetto all’anno precedente, l’estate 2025 segna un’inversione di tendenza. Nel terzo trimestre le presenze in provincia calano del -9,3%, il secondo peggior dato regionale dopo quello di Grosseto (-17,7%) e ben al di sotto della media toscana (-2,8%). Il calo è legato sia alla domanda interna, in forte contrazione, sia alla flessione dei turisti europei, in particolare da Germania, Austria e Svizzera.

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