Il turismo umbro continua a crescere, ma ancora più velocemente aumenta il numero delle strutture che cercano di intercettare i visitatori. È la dinamica che emerge dai dati relativi al secondo trimestre del 2026, riletti dalla Camera di Commercio dell’Umbria mettendo a confronto l’andamento dei flussi con la trasformazione dell’offerta ricettiva regionale.
Tra aprile e giugno sono stati registrati 936.294 arrivi, in aumento dello 0,7%, e 2.304.030 presenze, cresciute del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sale anche la permanenza media, arrivata a circa 2,5 giorni.
Numeri già diffusi dalla Regione Umbria alla fine di luglio e che confermano la crescita dei flussi. La nuova elaborazione della Camera di Commercio concentra però l’attenzione sull’altra parte del mercato: nello stesso periodo la capacità ricettiva è aumentata a un ritmo decisamente superiore rispetto ai pernottamenti.
Quasi 4mila locazioni turistiche
Al 30 giugno in Umbria risultavano 8.959 strutture e locazioni, per complessivi 114.050 posti letto. Il settore alberghiero appare sostanzialmente stabile, con 409 alberghi e 28 residenze d’epoca. È soprattutto fuori dagli hotel che il mercato sta cambiando.
Le strutture e locazioni extralberghiere sono infatti salite a 8.522, il 9,1% in più rispetto a dodici mesi prima. Ancora più marcata la crescita delle sole locazioni turistiche, passate da 3.183 a 3.906: 723 unità aggiuntive in un anno, pari a un incremento del 22,7%.
L’espansione dell’offerta può rappresentare un segnale di fiducia nelle prospettive turistiche della regione e permette di aumentare la disponibilità di alloggi anche nei borghi, nelle campagne e nelle aree meno servite dalla ricettività tradizionale. Allo stesso tempo, però, significa che un numero crescente di operatori e proprietari si trova a competere per una domanda che sta aumentando molto più lentamente.
I dati non consentono di parlare di un eccesso generalizzato di posti letto. Indicano piuttosto un divario crescente tra la velocità con cui si amplia l’offerta e quella con cui aumentano i pernottamenti.
Crescono i pernottamenti, scende l’utilizzo delle strutture
A evidenziare questo fenomeno è l’Indice di utilizzo medio (Ium), che mette in relazione le presenze con i posti letto disponibili. Nel secondo trimestre si è attestato al 22,86%, con una diminuzione del 2,43% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato scende nonostante l’aumento complessivo dei pernottamenti. La crescita dei flussi viene infatti distribuita su una capacità ricettiva diventata nel frattempo più ampia.
Significativa anche la distanza tra le diverse tipologie di ospitalità. Nell’alberghiero l’indice di utilizzo medio raggiunge il 46,91%, pur registrando una flessione dell’1,30%. Nell’extralberghiero si ferma invece al 15,90%, in diminuzione dell’1,06%.
Questo non significa necessariamente che ogni singola struttura lavori meno rispetto al passato: la media regionale comprende territori, stagioni e tipologie di attività molto differenti. Mostra però come l’aumento dell’offerta stia modificando gli equilibri del settore e renda sempre più importante capire se la domanda riuscirà ad assorbire la nuova capacità ricettiva.
Un cambiamento che viene da lontano
L’andamento del 2026 si inserisce peraltro in una trasformazione già osservata negli ultimi anni. Una precedente elaborazione della Camera di Commercio su dati Unioncamere aveva rilevato, nell’arco di quattro anni, una crescita del 35,3% delle imprese legate agli affitti brevi, accompagnata da una diminuzione dell’8,3% delle imprese alberghiere.
Non sta dunque aumentando soltanto il numero complessivo degli alloggi disponibili: sta cambiando la composizione stessa dell’ospitalità umbra, con un peso crescente delle formule alternative rispetto alla ricettività alberghiera tradizionale.
La dinamica può assumere caratteristiche molto differenti all’interno della regione. I mercati turistici di Perugia e Assisi non sono sovrapponibili a quelli dei piccoli borghi, delle campagne o delle aree montane e gli stessi dati regionali non permettono di stabilire dove la crescita dell’offerta venga assorbita più facilmente e dove, invece, possa determinare una maggiore competizione.
Una distinzione che riguarda anche l’Altotevere, dove i dati regionali non consentono al momento di isolare l’andamento dei singoli comuni e quindi di stabilire se la stessa distanza tra crescita dei flussi e dell’offerta si presenti con intensità analoga.
La sfida non è soltanto avere più turisti
La Camera di Commercio pone quindi l’accento sulla capacità di trasformare l’aumento dei visitatori in valore economico per imprese e territori, soprattutto in presenza di un sistema ricettivo sempre più ampio.
“Più presenze devono produrre più valore per le imprese, per il commercio, per la ristorazione, per l’artigianato e per le comunità locali”, osserva il presidente Giorgio Mencaroni, secondo il quale l’aumento della capacità ricettiva rappresenta un’opportunità nella misura in cui sia accompagnato da una domanda in grado di sostenerla durante tutto l’anno.
Da questo punto di vista, il dato della permanenza media salita a 2,5 giorni assume un peso particolare. La questione non riguarda infatti soltanto quanti visitatori arrivino in Umbria, ma quanto rimangano, in quali periodi dell’anno si concentrino e quale spesa producano sul territorio.
Se l’offerta dovesse continuare ad aumentare più rapidamente della domanda, nel medio periodo potrebbero crescere la concorrenza e le difficoltà nel raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione soprattutto nei periodi meno frequentati. Si tratta per ora di uno scenario potenziale e non di una conseguenza già riscontrata dai dati.





