Da mesi il perimetro del centro storico di Sansepolcro è interessato da una complessa serie di interventi che, grazie ai fondi del PNRR, contribuirà certamente a cambiare il volto della città. Questa massiccia opera di ridefinizione degli spazi immediatamente esterni all’antica cinta muraria dovrebbe migliorare, almeno sulla carta, la fruibilità ciclo-pedonale di quasi tutta l’area che circonda il centro storico.
Nonostante l’intento evidentemente benefico, nelle ultime settimane non sono mancati casi di cittadini che, a partire dai propri canali social, hanno manifestato perplessità sulle effettive ricadute che talvolta il progetto potrebbe produrre sul contesto urbano di riferimento. Richiamandosi, in particolare, ai lavori che in questi giorni stanno interessando la parte esterna del bastione di San Nicola (ovvero quello che con le sue mura delimita l’area del Campaccio), addirittura non sono mancate voci che parlano di compromissione di una parte del patrimonio storico e architettonico della città. In primo luogo si contesta la decisione di realizzare una nuova pista ciclo-pedonale in mezzo agli spazi verdi che, fino a pochi mesi fa, incorniciavano le strutture difensive dell’area sud-orientale del Borgo. Da questo punto di vista, ciò che si tende ad affermare è che, probabilmente, sarebbe stato più sensato e funzionale allargare il marciapiede già esistente che costeggia viale Barsanti e viale Pacinotti, anziché creare un nuovo tracciato.
A questo tipo di considerazioni si sommano poi altri spunti critici che riguardano, più nello specifico, la salvaguardia del bastione di San Nicola. Per comprendere le ragioni di certe opinioni, dopo un articolo pubblicato in precedenza che provava a ricostruire la storia delle mura storiche e delle strutture difensive ad esse correlate, si è provveduto a contattare e intervistare l’architetto Daniela Cinti, autrice del volume “Le mura medicee di Sansepolcro. La storia e il recupero di un sistema difensivo”, pubblicato nel 1992 da Edizione Medicea di Firenze.
Architetto Cinti, può innanzitutto spiegare qual è il valore storico e architettonico del bastione di San Nicola?
«Il bastione di San Nicola è stato progettato e costruito nella prima metà del Cinquecento per difendere la zona sud e sud-est della città. La volontà di Cosimo I de’ Medici era quella di creare un imponente baluardo circondato da un ampio e profondo fossato, dove scorreva un ramo della Reglia dei Mulini, capace di difendere questa parte del Borgo dalle armi da fuoco nemiche, sempre più avanzate e quindi pericolose. Il bastione, di forma pentagonale, risultava molto aggettante rispetto al perimetro murario e aveva una cortina a scarpa che consentiva di resistere ai proiettili dei cannoni. Nelle parti laterali del baluardo erano ubicate le cannoniere e le fuciliere, da cui sparavano i soldati biturgensi per proteggere le cortine murarie della città e le porte (in questo caso Porta Romana a nord e Porta del Ponte a ovest). In particolare le cannoniere erano delle grandi aperture caratterizzate da fianchi stondati in mattoni, situate nella parte alta del paramento, mentre le fuciliere stavano sotto le stesse cannoniere ed erano caratterizzate da lunghe gallerie voltate a botte con aperture verso l’esterno, che controllavano principalmente l’area del fossato, oltre alla campagna circostante. L’ingegnere militare di Cosimo I de’ Medici, Giovanni Camerini, seguì i lavori di costruzione della struttura difensiva nel 1548, con la collaborazione dell’architetto Alberto Alberti.
Ad oggi quello di San Nicola è l’unico bastione della città che preserva la sua integrità e monumentalità, grazie anche all’area dell’ex fossato che lo circonda; questa è tenuta a prato e risulta più bassa del piano stradale di viale Pacinotti e di viale Barsanti, esaltando la struttura difensiva che avvolge. Il bastione conserva anche le cannoniere in entrambe le parti laterali, mentre le fuciliere sono ancora integre nel fronte ovest (verso Porta del Ponte). A livello dell’attuale piano di campagna si vedono infatti le aperture delle antiche fuciliere, alle quali si accedeva dall’interno del bastione, attraverso una scala attualmente interrata, che potrebbe essere ripristinata.»


Perché, a suo modo di vedere, gli interventi che stanno interessando l’ex fossato intorno al bastione di San Nicola potrebbero compromettere il valore storico e architettonico dell’antica struttura difensiva?
«L’enorme quantità di metri cubi di terra che è stata riversata negli ultimi giorni nell’area dell’ex fossato, comprometterà la monumentalità e l’integrità di un’opera vincolata e di grande pregio che rappresenta una parte importantissima della nostra storia e della nostra identità. L’“affossamento” del paramento murario comprometterà il valore della struttura difensiva cinquecentesca, che invece avrebbe necessità di un restauro mirato a qualificarne i suoi connotati originari. Nel fronte nord le cannoniere, originariamente ubicate nel coronamento murario si verranno a trovare a livello del piano di calpestio, mentre le aperture delle fuciliere nel fronte ovest saranno probabilmente interrate o comunque non verrà dato loro la giusta valorizzazione.»

Come è cambiato nel corso del tempo il bastione di San Nicola? Cosa è andato perduto in passato e cosa stiamo rischiando di compromettere definitivamente oggi?
«Originariamente, il bastione di San Nicola era circondato da un profondo e ampio fossato, che metteva in sicurezza le cortine murarie da attacchi nemici ed esaltava l’imponenza della struttura difensiva. Gli interventi novecenteschi hanno in parte riempito il fossato e quindi ricoperto la base della cortina della cinta muraria e del bastione, lasciando comunque un’altezza importante al baluardo mediceo. Con l’intervento attuale di ulteriore “terrapienamento” dell’area dell’ex fossato, si va ad alterare irrimediabilmente una struttura soggetta a vincolo monumentale, che dovrebbe essere tutelata e salvaguardata nel tempo, oltre che esaltata nei suoi caratteri identitari.»

Come bisognerebbe intervenire, secondo lei, in prossimità delle antiche mura di cinta e delle strutture difensive che si sono conservate fino ai nostri giorni?
«Si può intervenire sicuramente attraverso una conservazione attiva, che sia in grado di perseguire una mediazione tra la tutela e la valorizzazione del bene monumentale e il soddisfacimento di nuove esigenze di fruizione del bene stesso, senza favorire la sua compromissione. In questo caso dovremmo dare la priorità all’unica area delle mura urbane rimasta pressoché inalterata, ovvero senza la contigua realizzazione di parcheggi, edifici o altre opere tipiche delle trasformazioni novecentesche (ormai ampiamente superate dalle nuove pratiche di riqualificazione urbana applicate a livello nazionale e internazionale). Questo suo “status” l’ha resa un’area di grande pregio dal punto di vista storico-culturale e paesaggistico, con grandi potenzialità anche turistiche e di visita per la nostra città d’arte.»








