Gran finale per Nico Arezzo e MeaRevolutionae. In una serata rocambolesca che ha visto rovesci temporaleschi e cambi di palco, l’associazione culturale anghiarese ha chiuso la serie dei concerti estivi nella sede di via Motina con un live a dir poco esplosivo.
Costretto dalle circostanze, Nico (all’anagrafe Domenico) si è esibito con la sua band, composta da Edoardo Vilella alle tastiere, David Paulis al basso e Toni Montagna alla batteria, nella sala interna al primo piano dove d’inverno si svolgono le jam session. Una scelta di necessità che però ha portato un live inedito, totalmente inaspettato e, a detta dello stesso Arezzo, “unico nel suo genere”.
Il cantautore, classe ’98, oggi residente a Bologna, chiude una tournée di oltre 40 live in tutta Italia. Un anno dopo l’uscita del suo primo album Non c’è mare e 2 mesi dopo quella del suo ultimo singolo ‘u pisci spada, Arezzo sente che si è chiuso un cerchio, ma è pronto ad aprirne uno più grande:
“Abbiamo fatto 42 date da aprile a oggi, siamo contentissimi perché una volta che ti trovi all’interno di questa gigantesca macchina non ti rendi conto. Poi amici e parenti vedono quello che succede e ti rendi conto che stai facendo davvero quello che volevi fare: girare l’Italia, fare concerti, trovare la gente sotto il palco che canta i pezzi tuoi. Ora sarà tristissimo fermarsi”.
Uno stop che però è anche un’opportunità. Arezzo, ora, in autunno, vuole raccogliere quello che ha seminato in primavera:
“Ora voglio guardare quello che è stato fatto e sono sicuro che sarà bellissimo. Ho già in programma di andare da solo per otto giorni in una baita in montagna, per lavorare al mio secondo album”.
L’ultimo singolo, una cover di Domenico Modugno, introduce proprio il nuovo corso dei lavori dell’autore: “Ho pensato che fare una cover di un altro artista fosse un buon modo per far capire la direzione del mio prossimo disco, anche se molti miei amici mi hanno detto che non era una buona idea (ride ndr)”.
“Il responso del pubblico è bello, ero curioso e molto insicuro perché sono in fase evolutiva – spiega sempre il cantautore -. Il mio primo disco è di giugno 2024 e io sto cominciando a cambiare. Volevo presentare quel che sarà a livello sonoro, dove c’è una ricerca più intensa”.
La trasformazione, in effetti, è il filo rosso della vita dell’artista. Arezzo, figlio d’arte, comincia come tecnico di palco, poi diventa batterista, e solo da pochi anni ha iniziato la carriera come frontman:
“Della mia esperienza cerco di portarmi dietro tutto. Mio padre è pianista, mia mamma è ballerina, e ho cominciato seguendoli nei loro spettacoli. Ho iniziato raccogliendo i cavi, facendo il tecnico delle luci. Mi è nato un desiderio di conquistarmi il palco. Credo che tutto questo mi abbia portato un’esperienza grande. Potevo vedere il pubblico da dietro le quinte. Quello che è importante è capire chi hai davanti. La cosa più importante, però, è che ho desiderato così tanto prendermi questo spazio per dire le mie cose che ora che posso farlo è diventata come una droga”.
L’esperienza dietro le quinte si affianca a quella davanti alla telecamera. Arezzo ha partecipato al talent show X-Factor, a Sanremo Giovani e al contest Musicultura:
“Queste esperienze mi hanno lasciato molte cose belle ma anche scottature. X-Factor è stato un gioco, ero uno sciocco con la chitarra che voleva dire la sua. È un sistema complesso dal quale è bene uscire prima che ti faccia diventare quello che loro credono tu sia. Più tu sei sincero in quello che dici, più il contesto è uguale. Ho avuto la fortuna di suonare di fronte a tante persone e in posti intimi e bellissimi come Anghiari e non è detto che il contesto piccolo sia più facile di altri”.
A dispetto del cognome, Nico è nato a Modica, provincia di Ragusa. Ma, ridendo, dice di essere felice di chiudere il suo tour portando la sua musica per la prima volta nell’aretino:
“Io ero già stato a suonare a Pieve Santo Stefano con mio padre e mio zio. Questa è la prima volta che mi esibisco in questa zona con il mio progetto personale. Normalmente introduco tutti i miei concerti con la voce di Alexa che racconta il posto nel quale ci troviamo a suonare. Oggi sarà una cosa diversa”.
Nella musica di Arezzo c’è tanto groove, e, da esperto, ha un’idea chiara del perché oggi, anche in Italia, ci sia una nuova scoperta del funky:
“Adoro il funky e il soul, ma cerco di raccontare le cose nel modo in cui mi viene. Io credo che le persone, che sono sempre più sovraccaricate da tutto, si stiano annoiando. La tecnologia ci permette di fare una quantità di cose incredibili e la gente annoiata dalla tecnologia riscopre cose come il dialetto e le persone che suonano davvero. Una volta che tu riesci a trovare una piccola deviazione scopri che gli artisti indipendenti stanno diventando più forti delle major. La gente ricerca cose vere, che gli artisti pensano veramente. Non è solo che si riprende una wave del passato. Si sta tornando alla qualità, ed è una cosa bellissima”.
Il live chiude anche una stagione super intensa per i MeaPlayer, iniziata a maggio con gli Aura Safari e proseguita con i Funky Lamonade, Rossidicognome e Sandri.





