In un’intervista rilasciata a Fausta Chiesa sul Corriere della Sera, il direttore artistico di Kilowatt Festival Luca Ricci ha posto l’attenzione sui criteri utilizzati dal Ministero della Cultura per l’assegnazione dei punteggi che regolano l’accesso al Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo. Il tema è al centro di un ampio dibattito in un settore in cui la rassegna che ha sede Sansepolcro ha ormai conquistato un peso rilevante.
Nonostante i numeri raggiunti e i riconoscimenti ottenuti, Kilowatt ha ricevuto quest’anno un punteggio ministeriale inferiore rispetto al passato. “Non abbiamo detto nulla sugli otto punti ponderati in meno che ci sono stati assegnati, perché credevamo e crediamo ancora che lo spazio di visibilità vada lasciato soprattutto ai festival e alle compagnie ingiustamente esclusi”, ha dichiarato Ricci al Corriere. “Però, alla luce dei risultati qualitativi che abbiamo ottenuto con questa edizione, una commissione che depotenzia un progetto come questo dovrebbe farsi delle domande sulla propria capacità di leggere il contesto del teatro e della danza contemporanei in Italia”.
Secondo Ricci, il problema non è legato a un taglio diretto ai fondi – che rimangono stabili – ma al sistema di redistribuzione interna che alimenta “una competizione primordiale” tra realtà artistiche. Il meccanismo premia spesso chi realizza più numeri, anche a scapito della qualità, e rischia di favorire un approccio “populista” alla valutazione dei progetti culturali. Alcune commissioni danno “voti di qualità alti perché un evento fa tanti numeri. Ed è anche un paradosso: chi riesce a vendere tanti biglietti a prezzi non proprio popolari forse non avrebbe bisogno di finanziamenti pubblici”.
Fra le proposte avanzate c’è la revisione del sistema di valutazione, a partire dalla retribuzione dei commissari ministeriali, che attualmente non percepiscono compensi. “Dovrebbero avere la possibilità di girare l’Italia, osservare davvero i progetti in scena e confrontarsi tra loro. In Francia, che è un Paese molto più centralista, esiste una suddivisione per macro-aree con osservazione continua: in Italia, che nasce dalla pluralità, tutto viene invece accentrato”.





