La magia del jazz ha incantato il pubblico del Teatro degli Illuminati di Città di Castello, dove sabato 8 novembre alle 21 la Pieve Jazz Big Band ha portato in scena lo show-concerto Freddy vuol fare jazz. Si tratta di una storia fantastica, ispirata a fatti e persone reali, che mette al centro un musicista animato da un grande sogno: suonare in una big band.
George Gershwin, autore di standard immortali come Summertime e Rhapsody in Blue, amava dire: “La vita somiglia molto al jazz… è meglio quando si improvvisa”.
Ed è proprio nello spirito dell’improvvisazione che si muove la vita di Freddy: un intreccio di musica, emozioni e amicizie raccontato attraverso le note dei grandi classici e la voce narrante di Andrea Bucci.
Organizzato dall’associazione A.MA.RE. – Associazione Malattie Renali, il concerto ha avuto anche un importante scopo solidale: sostenere chi affronta le sfide delle malattie renali, dimostrando come la musica possa essere, oltre che arte, anche strumento di solidarietà.
Protagonista della serata è stata la Pieve Jazz Big Band, storico ensemble nato vent’anni fa all’interno della Società Filarmonica “Ermanno Brazzini” di Pieve Santo Stefano. Dal 2005 i musicisti portano avanti la passione per la musica sincopata sotto la direzione del maestro Fulvio Falleri, unendo energia e dedizione.
La formazione conta oltre venti musicisti – sax, trombe, tromboni, clarinetti, pianoforte, chitarra, contrabbasso, batteria e voce solista – con un repertorio che spazia dai classici di Duke Ellington, Glenn Miller e Neal Hefti a brani più contemporanei, sempre nel segno della tradizione delle big band.
Lo spettacolo Freddy vuol fare jazz è un omaggio a tutti quei musicisti che, come Freddy, hanno vissuto il jazz con intensità e autenticità, lontano dai riflettori ma con profonda passione. Freddy è un musicista che non comparirà nei libri di storia del jazz, ma che ne ha fatto parte con dedizione assoluta. Ha ascoltato e suonato centinaia di concerti, accumulando esperienze, incontri e ricordi che hanno segnato la sua vita. Suonare jazz, per lui, è stato un piacere e una missione.

Freddy vuol fare jazz non è solo un concerto, ma un racconto musicale interpretato dall’attore Andrea Bucci: un viaggio nella passione e nella memoria, dove la narrazione si intreccia con il suono. Un’occasione per lasciarsi trasportare da emozioni e ritmo, in un’esperienza che unisce arte e impegno. Citando proprio la voce narrante: “Suonando il jazz parlava a sé, esplorava i meandri della propria immaginazione. Il jazz è tutta la vastità emozionale. Freddy non esagerava nel dire che fosse un innalzamento spirituale.”
“Tutto nasce quando la jazz band fu invitata alla stagione teatrale di Montone, al Teatro San Fedele – racconta Giordano Falleri, autore del testo –. Volevamo uno spettacolo che unisse musica e teatro, ma non trovavamo un testo adatto. Così ho iniziato a scrivere ispirandomi alle persone e agli episodi vissuti in trent’anni di big band.”
“Per noi la big band è una ricerca profonda: non è solo fare musica. C’è tecnica, ascolto, condivisione. Siamo tutti amatori, ma con una conoscenza che ci ha segnato la vita. Dopo milioni di note capisci che la musica ti rende migliore.”
Il protagonista Freddy, spiega Falleri, “non parla mai con la propria voce, ma attraverso quella degli altri. Chiunque ami fare arte può riconoscersi in lui.”

In oltre due ore di musica, la Pieve Jazz Big Band ha ripercorso la storia del jazz: dai padri dello swing ai maestri come Duke Ellington, Bill Evans e Count Basie, fino ai giganti come Charlie Parker e Buddy Rich.
Non sono mancate le grandi voci femminili, da Etta James a Dinah Washington, alla quale la cantante Alessandra Cheli ha reso omaggio con una splendida interpretazione di What a Difference a Day Made.
Tra i momenti più significativi, Falleri cita Moonlight Serenade di Glenn Miller: “È il cuore dello spettacolo, perché ti trasporta nell’atmosfera magica degli anni Quaranta. Il più coinvolgente, a mio parere, resta però Embraceable You”. Il brano, scritto proprio da Gershwin nel 1930, ha avuto moltissime interpretazioni, tra cui la più famosa di Etta James del 1959.
Dopo il successo di pubblico a Città di Castello, cresce l’attesa per il ritorno di Freddy vuol fare jazz. “Il nostro spettacolo non è facile da realizzare, ma ci sono già richieste. Sarebbe bello farlo rivivere ancora, magari in nuovi teatri”, conclude Falleri con un sorriso.





