Francesco Guccini era molto amato anche in Valtiberina, dove aveva lasciato il segno con il concerto tenuto a Sansepolcro il 4 settembre 1998.
Il cantautore, morto oggi nella sua casa di Pàvana, nell’Appennino pistoiese, all’età di 86 anni, si esibì durante quello che all’epoca era denominato “Settembre Biturgense”, a pochi giorni di distanza da un altro evento significativo, lo spettacolo degli Inti Illimani. Il concerto di Guccini, organizzato dal Comune e dall’assessorato alla Cultura, si svolse alle 21.30 in una Piazza Torre di Berta gremita all’inverosimile. Il biglietto costava 20mila lire.

Sul palco Guccini era accompagnato da una formazione che riuniva alcuni dei suoi collaboratori storici: Juan Carlos “Flaco” Biondini, Vince Tempera, Ares Tavolazzi e Antonio Marangolo, insieme a Lele Barbieri, chiamato a sostituire alla batteria Ellade Bandini.
La scaletta si aprì, come da tradizione, con Canzone per un’amica e si concluse con La Locomotiva, accolta dal pubblico in piedi a inneggiare alla “giustizia proletaria”. In mezzo trovarono spazio molti dei brani più conosciuti del cantautore, da L’Avvelenata ad Auschwitz, da Dio è morto a Canzone per Silvia, la canzone che Guccini avrebbe cantato fino all’estradizione di Silvia Baraldini dagli Stati Uniti, avvenuta meno di un anno dopo.
Prima di salire sul palco, Guccini e i musicisti ebbero a disposizione un camerino allestito per l’occasione in un ufficio al piano terra di Palazzo delle Laudi. Al termine del concerto il cantautore si fermò a cena in una pizzeria della periferia di Sansepolcro insieme alla moglie Raffaella, a tutti i musicisti e ad alcuni rappresentanti dell’organizzazione, ma furono in tanti i fan che via via si presentarono al locale, allo spargersi della voce della presenza del “Maestrone”.






