Vicenda Sogepu: cambia il capo di imputazione a danni delle due persone coinvolte, l’ex amministratore unico della partecipata e il titolare dell’azienda privata che fa parte della nuova realtà alla quale è stata affidata la gestione del ciclo dei rifiuti in 14 Comuni dell’Alta Umbria. Dalla “corruzione per esercizio delle funzioni”, motivazione del rinvio a giudizio di entrambi gli esponenti, a “corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio”.
L’integrazione di indagine della Guardia di Finanza ha portato quindi nuovi elementi di accusa, in base ai quali è emerso che l’appalto in questione (315 milioni di euro fino al 2038) sarebbe stato ottenuto dietro un compenso fatto passare ufficialmente sotto la voce “consulenze”. I due imputati erano stati raggiunti anche da una misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari.
Con le recenti indagini, rende noto la Procura della Repubblica di Perugia, la Guardia di Finanza avrebbe portato alla luce condotte ritenute illecite e rimaste finora sconosciute; tutte irregolarità che, secondo l’ufficio guidato da Raffaele Cantone, avrebbero causato un consistente danno alla società pubblica e, allo stesso tempo, un ingiusto profitto a quella privata. La difesa ha chiesto e ottenuto l’aggiornamento dell’udienza al 10 dicembre.
Come si ricorderà, l’appalto era stato assegnato a Sogeco, società nella quale la Ece (ex EcoCave) detiene la maggioranza delle quote con il 51% e con Sogepu titolare del restante 49%; l’ex amministratore di Sogepu era divenuto direttore generale di Sogeco e dal titolare di quest’ultima avrebbe ricevuto una tangente da 750mila euro per agevolare la partecipazione all’appalto di Ece; la somma elargita sarebbe stata giustificata quale saldo di fatture per consulenze mai eseguite nel periodo 2015-2022 e con l’ex amministratore di Sogepu che non avrebbe posseduto nemmeno i titoli per effettuarle.





