A margine della notizia del sequestro preventivo di un locale a Città di Castello, disposta a seguito di un controllo amministrativo interforze dei giorni scorsi, emergono nuovi elementi e una diversa ricostruzione dei fatti. A intervenire è il proprietario dell’immobile che ospita l’attività – contattato dalla nostra redazione – il quale annuncia di essersi già attivato per vie legali, così come i gestori del locale, per tutelare la propria posizione e l’immagine dell’esercizio e dello staff. Una linea che punta a contestare nel merito sia la qualificazione dell’attività sia le modalità con cui è stato condotto il controllo.
Uno dei punti centrali riguarda la contestazione dell’inquadramento come pubblico spettacolo, definizione che il proprietario respinge con decisione. «Non si può parlare di pubblico spettacolo – sostiene –. All’interno c’erano ragazzi seduti, tranquilli, che bevevano e ascoltavano musica. Nessuno ballava, non c’era una pista, non c’era una discoteca».
Secondo quanto riferito, l’attività svolta sarebbe sempre rimasta nell’alveo di un lounge bar, con musica di sottofondo e spazi pensati per la socialità. «C’è una postazione bar centrale e un DJ che mette musica, come avviene in tantissimi locali, ristoranti e pizzerie. Ascoltare musica non significa fare pubblico spettacolo, ma creare un punto di ritrovo».
Il proprietario ricostruisce anche un episodio iniziale, risalente all’11 gennaio, che – a suo dire – avrebbe contribuito a generare equivoci. «Solo quella prima sera l’impostazione era diversa, senza tavoli e con due cubi. Ma si è trattato di un singolo episodio. Dopo non ci sono più stati eventi di quel tipo: il locale ha sempre funzionato come un normale lounge bar».
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Un altro tema sollevato riguarda la presenza di personale addetto alla sicurezza, finita al centro di alcune interpretazioni. «Sui lounge bar, come avviene ovunque, la sicurezza viene spesso prevista proprio per garantire tranquillità e tutela delle persone presenti, sotto tutti i profili. Non è un elemento che trasforma automaticamente un locale in una discoteca».
In questo senso, il proprietario contesta anche alcune prese di posizione emerse successivamente. «Leggere che la sicurezza sarebbe prerogativa esclusiva delle discoteche e dei locali di pubblico spettacolo significa, a nostro avviso, forzare il quadro per ricondurre l’attività a una categoria che non le appartiene. Qui la sicurezza era un servizio aggiuntivo, non un obbligo legato a un pubblico spettacolo».
Viene inoltre respinta l’idea che la presenza di locandine musicali sui social sia sufficiente per qualificare l’attività come spettacolo pubblico. «Una locandina con della musica non fa una discoteca. Se non ci sono spazi adeguati per ballare, se non c’è una pista e se l’impostazione del locale è quella di un lounge bar, non si può parlare di pubblico spettacolo».
Resta poi forte la critica alle modalità del controllo, avvenuto sabato sera alle 22.30, in pieno orario di pre-serata della vicina discoteca. «C’è stato un dispiegamento di forze enorme, con unità cinofile e perquisizioni ripetute. Con un centinaio di persone presenti, dentro e fuori dal locale, non è stato riscontrato nulla di eclatante, nulla di particolare».
Secondo il proprietario, inoltre, le verifiche si sarebbero spinte anche oltre gli spazi effettivamente in uso. «Sono stati controllati ambienti chiusi a chiave, non accessibili al pubblico e non utilizzati per l’attività. Anche questo è un aspetto che riteniamo debba essere chiarito».
Il proprietario parla infine di controlli ripetuti nel tempo, che a suo dire avrebbero colpito in modo selettivo questa attività. «È l’unico locale che ha subito questo tipo di interventi con questa intensità. Se questo è il criterio adottato, allora rischiano seriamente tutte le attività analoghe del territorio».
Ribadendo che sia lui sia i gestori stanno proseguendo nelle sedi legali e amministrative opportune, il proprietario sottolinea come l’obiettivo sia ora quello di ristabilire una corretta rappresentazione dei fatti. «Parliamo di ragazzi che hanno investito tempo, risorse e impegno per creare qualcosa che a Città di Castello mancava. Vederla azzerata in questo modo, con modalità che riteniamo eccessive, è qualcosa che non possiamo accettare».





