Sansepolcro saluta don Zeno Gori, il ricordo del vescovo e della comunità di San Paolo

Le esequie celebrate dal vescovo Andrea Migliavacca nella chiesa dove il sacerdote ha prestato servizio per quasi quarant'anni. Nell'omelia e nella testimonianza di una parrocchiana il ricordo di una vita dedicata alla comunità

Una vita trascorsa accanto alla comunità, tra la chiesa, le strade di Sansepolcro e le esperienze condivise con intere generazioni di fedeli. È il ricordo di don Zeno Gori emerso lunedì 2 novembre durante le esequie celebrate nella chiesa di San Paolo, dove il vescovo Andrea Migliavacca ha ripercorso il lungo cammino sacerdotale del parroco scomparso venerdì 30 ottobre all’età di 88 anni.

Alla celebrazione hanno preso parte numerosi sacerdoti, i familiari e i fedeli delle comunità nelle quali don Zeno aveva prestato servizio, insieme alle autorità locali. Alle parole del vescovo si è aggiunta la testimonianza di una parrocchiana, che ha raccontato oltre mezzo secolo di vita comunitaria attraverso episodi, ricordi e piccoli gesti quotidiani.

«Un uomo semplice, sempre pronto ad accogliere e aiutare»

Nell’omelia, Migliavacca ha ricordato il sacerdote originario del territorio di Sestino, ordinato nel 1963 e rimasto profondamente legato alla Valtiberina. Dopo i primi anni come collaboratore di don Babini in Cattedrale, don Zeno aveva guidato per quasi quarant’anni la parrocchia di San Paolo, proseguendo successivamente il proprio ministero al Trebbio.

«Un cammino di sacerdozio luminoso, carico di bene, carico di generosità», lo ha definito il vescovo, ricordando anche gli ultimi anni trascorsi in una casa di riposo, dove don Zeno aveva continuato a rappresentare una presenza positiva per le persone che lo circondavano.

Il tema centrale dell’omelia è stato quello dell’incontro: con Dio, con la comunità e con le persone più fragili. «Don Zeno è stato un prete, un uomo, un cristiano che ha vissuto l’incontro», ha spiegato Migliavacca, sottolineando la particolare attenzione del sacerdote verso chi attraversava momenti di difficoltà.

«È stato un uomo sempre attento ai poveri, ai bisogni della gente, alle sofferenze, alle esigenze che le diverse situazioni della vita presentano. Sempre pronto ad accogliere, ascoltare, aiutare».

Il vescovo si è poi soffermato su alcuni tratti della sua personalità, ricordati da molti a Sansepolcro: la semplicità, il passo veloce per le vie della città e soprattutto la caratteristica stretta di mano, tanto energica da diventare motivo di un sorriso anche durante l’omelia.

«Mi raccontavano che era tipico il tratto della stretta di mano. A me capita a volte, con l’anello da vescovo, quando ti stringono la mano troppo forte, di vedere le stelle», ha raccontato Migliavacca. Un gesto nel quale ha riconosciuto il modo di don Zeno di comunicare vicinanza: «Sono qui per te, ti faccio sentire che ci sono».

La storia di San Paolo attraverso il suo parroco

A restituire la dimensione quotidiana di quel lungo ministero è stata soprattutto la lettera letta da una fedele della comunità di San Paolo, che ha ripercorso oltre cinquant’anni di esperienze condivise. «La mia storia e la storia delle persone della nostra parrocchia è iniziata 53 anni fa, quando un uomo ci ha preso per mano, un sacerdote che aveva già incontrato Cristo e non ci ha mai lasciato».

Il racconto è partito dai primi anni Settanta, quando il quartiere si stava sviluppando e la comunità religiosa cresceva insieme alle nuove abitazioni. All’inizio c’era la piccola chiesa di San Lazzaro, con una campanella suonata a mano per richiamare i fedeli. Poi arrivò la costruzione della nuova chiesa di San Paolo.

La parrocchiana ha ricordato in particolare il 13 giugno 1973, giorno della prima messa nella nuova struttura, quando ancora mancava il pavimento e per la celebrazione era stato sistemato un semplice tavolo di legno. «Ma c’era un sacerdote giovane, sorridente e presente», ha raccontato, ricordando anche la gioia della prima comunione celebrata in quell’occasione.

Da quei primi anni prese forma una comunità che trovò in don Zeno un riferimento costante. La lettera ha ripercorso le attività del catechismo, le gite, i campeggi, le escursioni in montagna, le feste parrocchiali e i momenti trascorsi insieme, tra partite a calcio, scherzi e risate.

Episodi che raccontano un sacerdote capace di condividere anche gli aspetti più semplici della vita dei giovani. La sua energia durante le camminate in montagna, la partecipazione ai giochi e la disponibilità a stare con i ragazzi sono rimaste tra i ricordi più vivi di chi lo ha conosciuto.

«Ci sei sempre stato, per chi frequentava la chiesa e per chi era lontano»

Nel ricordo della parrocchiana è tornata più volte l’attenzione che don Zeno riservava alle persone, anche attraverso gesti apparentemente ordinari. «Ci sei sempre stato per me, per chi frequentava la chiesa e per chi era lontano», ha detto rivolgendosi direttamente al sacerdote. «Ti sei sempre preoccupato di noi: “Stai bene?”. E già dopo quella domanda ci sentivamo meglio, perché sapevamo che le nostre spalle erano coperte». Un’attenzione che si manifestava anche durante le celebrazioni domenicali, quando don Zeno notava l’assenza di qualche parrocchiano e si preoccupava che potesse aver avuto un problema.

La lettera ha ricordato anche la capacità del sacerdote di coinvolgere persone diverse nelle attività della parrocchia, lasciando spazio alle inclinazioni e alle disponibilità di ciascuno: dal coro al catechismo, dalla carità alla cura degli ambienti, fino all’organizzazione delle iniziative comunitarie. Un modo di vivere la parrocchia che, nelle parole della fedele, aveva contribuito a costruire legami destinati a durare nel tempo. «Ci hai insegnato a stare insieme intorno a un pasto da condividere, a una chitarra, a un fuoco, per capire che il cristianesimo non va vissuto da soli».

Il ricordo si è concluso con un ringraziamento che ha riassunto il sentimento espresso durante la celebrazione: «Grazie alla tua capacità di non mollare e di non mollarci, grazie alla tua capacità di ascoltare, grazie di averci resi quelli che siamo, con tanti difetti, ma sicuramente migliori per averti incontrato».

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