Mezzi pesanti dirottati sulla E45 perché qui non vige il divieto di sorpasso fra di essi. Come dire: le ultime parole famose sul conto di un’arteria che ha già mille criticità, con le conseguenze che rendono di fatto impossibile ai camionisti anche e soprattutto il compito di operare proprio i sorpassi. Le alzate di scudi non sono mancate dopo il divieto in A1 nel tratto compreso fra le uscite di Incisa-Reggello e di Chiusi-Chianciano Terme, ma la soluzione alternativa è tale che dalla padella si rischia seriamente di cadere nella brace. E in effetti c’è già chi lo ha capito e si è mosso: la Federazione Autotrasportatori Italiani ha inviato una lettera ufficiale al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ad Autostrade per l’Italia per chiedere la sospensione immediata del divieto di sorpasso per i mezzi pesanti introdotto sull’A1 tra Incisa-Reggello e Chiusi-Chianciano Terme, nonché lo stop temporaneo delle sanzioni e la convocazione urgente di un tavolo tecnico con le rappresentanze del settore.
“Dopo pochi giorni dall’avvio della sperimentazione – fa sapere la Fai – le imprese segnalano ritardi nelle consegne, code chilometriche, difficoltà nel rispetto dei tempi di guida e riposo e pesanti ripercussioni sulla E45, già congestionata dal traffico deviato”. Sul versante umbro la nota di Cna Trasporti parla di “ulteriore colpo alla viabilità e all’economia della regione e dell’Alta Valle del Tevere”, né ci sarebbe voluta la sfera di cristallo per prevederlo anche se non fossero noti i problemi di cui soffre. Non solo: per il comprensorio di confine la E45 è l’unica via di comunicazione effettiva, quella che garantisce il miglior collegamento con il resto d’Italia.
Perché insomma questa ipotesi di un dirottamento sulla Orte-Ravenna è da considerare assurda o quasi, tanto da diventare impraticabile perché renderà più complicata la già difficile situazione? I motivi sono più di uno, a cominciare dalla consistente mole giornaliera di autotreni che percorrono la E45, definita a suo tempo eccessiva per i carichi che deve sorbirsi una superstrada non proprio originariamente concepita per il traffico pesante. Non a caso, si interviene soprattutto su ponti e viadotti per questo motivo. Ma d’altronde, arrivare a Bologna deviando a Orte per Terni e salendo per Cesena significa risparmiare – in fondo al mese – una buona fetta di spese per il pedaggio e con una tempistica pressochè similare. Questione di costi, quindi, che sono la voce più importante per qualsiasi tipo di attività. In secondo luogo, il tratto toscano da Pieve Santo Stefano fino a Canili di Verghereto (e non solo questo) è al momento percorribile quasi in esclusiva attraverso l’istituzione del doppio senso nella stessa carreggiata: una due corsie di fatto nelle quali il sorpasso è rigorosamente vietato. E poi c’è la terza spiegazione, riconducibile al codice della strada: la velocità massima consentita – tanto per le auto quanto per i mezzi pesanti – è di 90 chilometri orari; ci può stare in linea teorica che un sorpasso avvenga rispettando il limite, assai di meno che avvenga in pratica.
Insomma, l’annullamento della prescrizione appena introdotta lungo il segmento aretino di A1 diventa (in tutti i sensi) la strada più perseguibile. E comunque, una riflessione torna d’obbligo in casi del genere; della serie: la bistrattata E45 che – piena di buche, lavori, interruzioni e deviazioni – è diventata la nuova vergogna nazionale a seguito del “testimone” lasciato dalla Salerno-Reggio Calabria (ora rimessa a nuovo e catalogata come A2), diventa all’improvviso utile e preziosa quando un incidente o un veicolo di traverso bloccano la parallela A1, oppure come nel caso del divieto di sorpasso fra camion. “Si consiglia la deviazione in E45”: questo si sente dire in tv nella rubrica della mobilità. “Bel coraggio”, viene da replicare. Se allora la E45 viene legittimata come l’alternativa della A1, che venga tenuta come merita; a chi di spettanza il compito di risolvere questa contraddizione.





