Le mura urbiche di San Giacomo tornano pienamente leggibili nel paesaggio del centro storico di Città di Castello. Con l’inaugurazione del restauro e consolidamento del tratto compreso tra Porta San Giacomo e il Liceo di Stato Plinio il Giovane, la città recupera una porzione significativa della propria cinta muraria, insieme al pomerio interno e a un sistema di illuminazione pensato per valorizzare nelle ore serali la matericità della pietra e la profondità delle superfici.
Si tratta di un intervento da 1 milione e 500 mila euro, finanziato dal Ministero della Cultura ed eseguito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria, che ha riguardato uno dei segmenti più delicati e riconoscibili delle mura cittadine. I lavori, avviati nel febbraio 2024 e conclusi nel marzo 2026, hanno consentito di consolidare la struttura, recuperare gli archi di sostruzione, riaprire il percorso pubblico interno e riportare alla luce elementi rimasti a lungo nascosti dalla vegetazione e dai depositi accumulati nel tempo.
Il risultato più immediatamente percepibile riguarda la riapertura del pomerio di San Giacomo, il percorso pubblico che corre lungo il lato interno delle mura, scandito dagli archi di sostruzione ora consolidati e restaurati. A questo si aggiunge la nuova illuminazione monumentale, collocata ai piedi della struttura muraria, pensata per valorizzare nelle ore serali la matericità della pietra e la complessità delle superfici.
Durante la cerimonia di inaugurazione, il sindaco Luca Secondi ha collegato l’intervento al più ampio percorso di riqualificazione del centro storico. “Il restauro e il consolidamento delle mura urbiche di San Giacomo segna una nuova importante tappa nel percorso di riqualificazione e valorizzazione del centro storico di Città di Castello”, ha dichiarato, ringraziando la Soprintendenza per il lavoro svolto. Secondi ha ricordato come, con questo cantiere, la cinta muraria sia ormai “quasi completamente recuperata”, anche grazie a una serie di investimenti che negli anni hanno superato complessivamente i 6 milioni di euro.
La soprintendente Francesca Valentini ha sottolineato il valore dell’intervento come restituzione alla città di un bene restaurato secondo criteri di conservazione e attenzione all’originale. Il finanziamento ministeriale risale al 2018, su richiesta della Soprintendenza, mentre il progetto ha preso forma negli anni successivi, fino alla gara d’appalto e all’avvio del cantiere. Dal 2022 il ruolo di responsabile unico del progetto è stato assunto dall’architetto Florian Castiglione, che ha poi diretto i lavori.
Proprio Castiglione ha ricostruito gli aspetti tecnici più rilevanti dell’intervento. La porzione più complessa è stata quella tra Porta San Giacomo e l’omonimo bastione, dove la rimozione della vegetazione infestante ha riportato alla luce un paramento murario fortemente compromesso. In quel tratto, una lunga lesione longitudinale aveva causato un principio di ribaltamento della parte interna del muro, temporaneamente contenuto da una messa in sicurezza realizzata dal Comune. Il consolidamento ha permesso di rimuovere quella struttura provvisoria e di recuperare la stabilità del bene.








I lavori hanno consentito anche di riscoprire un’ampia porzione di quello che doveva essere il camminamento di ronda delle mura cittadine. Nel tempo, l’antico percorso era stato colmato da uno spesso strato di terra, in alcuni punti alto fino a due metri, che aveva contribuito a generare problemi statici e infiltrazioni. La rimozione del materiale ha rimesso in luce il tracciato, oggi visibile dal bastione di San Giacomo, anche se resterà accessibile soltanto per le necessarie attività di manutenzione.
Nel tratto del bastione, meglio conservato, l’intervento è stato più puntuale. Qui sono stati recuperati alcuni elementi superstiti di un marcapiano a forma di toro in pietra serena, presenti anche in altre parti della cinta muraria, che segnavano visivamente il passaggio tra la parte inferiore a scarpa e quella superiore a piombo. Dopo il restauro, risultano distinguibili sia le zone oggetto di integrazione, con opere di “scuci e cuci”, sia le porzioni originali, delle quali è stata conservata anche la malta tra i giunti delle pietre.
Le economie e le ottimizzazioni del cantiere hanno permesso di estendere l’intervento anche al tratto dal bastione di San Giacomo all’ingresso del Liceo Plinio il Giovane. In questa porzione, più bassa e parzialmente nascosta dalla vegetazione, il restauro ha riguardato entrambi i fronti delle mura. Particolare attenzione è stata dedicata alle cortine di mattoni realizzate nel secondo dopoguerra, spesso deteriorate o crollate a causa della vegetazione cresciuta tra il muro antico e il rivestimento più recente.
La scelta progettuale è stata quella di conservare, dove possibile, le parti ancora solide e di mantenere le cosiddette ammorsature murarie, cioè le colonne di mattoni inserite nella muratura antica per collegare il paramento più recente al corpo originario. Una soluzione che consente di leggere anche questa fase della storia materiale delle mura, senza cancellare le tracce degli interventi succedutisi nel tempo.
L’impianto di illuminazione a led, non previsto nel progetto iniziale, è stato realizzato sia sui tratti esterni sia nella parte interna adiacente al liceo. La luce dal basso segue l’impostazione già adottata in precedenti restauri della cinta muraria e permette di valorizzare le superfici irregolari, restituendo maggiore profondità ai volumi e agli elementi conservati.
Il cantiere di San Giacomo si inserisce in una storia di interventi cominciata nel 2003 con il recupero del tratto del Cassero, proseguita nel 2006 nell’area dell’ex Comunità Montana Alta Valle del Tevere, nel 2008 ancora a Porta San Giacomo, nel 2009 ai Frontoni, nel 2015 a Porta Santa Maria Maggiore e nel 2021 a Palazzo Vitelli a Sant’Egidio. Una sequenza di lavori che, pur distribuita in oltre vent’anni e sostenuta da fonti di finanziamento diverse, ha progressivamente ricomposto una parte essenziale dell’identità urbana tifernate.





