Via libera della Provincia di Perugia all’istituzione del Liceo linguistico al “Plinio il Giovane” di Città di Castello. Il nuovo indirizzo, che prevede anche la possibilità di introdurre il cinese mandarino, è stato inserito nel Piano provinciale dell’offerta formativa per l’anno scolastico 2027/2028, approvato questa mattina all’unanimità dal Consiglio provinciale. La partita, però, non è ancora chiusa: la proposta dovrà passare al vaglio della Regione Umbria e il parere favorevole della Provincia è subordinato anche alla valutazione dell’Ufficio scolastico regionale sulla deroga necessaria per la sovrapposizione con l’indirizzo linguistico già presente a Umbertide.
È proprio questo il punto sul quale ieri il Comune di Umbertide aveva espresso la propria contrarietà. L’amministrazione aveva richiamato le linee guida regionali 2026-2029, che chiedono di evitare interferenze tra offerte formative dello stesso ambito territoriale e di valutarne la sostenibilità alla luce del bacino di utenza. Secondo il Comune, con una popolazione scolastica in diminuzione, l’apertura di un secondo linguistico a circa venti chilometri di distanza potrebbe incidere sulle iscrizioni dell’IIS “Leonardo da Vinci” e, nel tempo, mettere a rischio lo stesso indirizzo umbertidese.
La Provincia ha invece ritenuto che la condizione di Città di Castello, territorio di confine con la Toscana, e la caratterizzazione proposta per il nuovo corso possano giustificare una deroga. Nella delibera si sottolinea in particolare l’introduzione del cinese mandarino come elemento di differenziazione rispetto all’offerta già esistente nell’ambito territoriale.
Sul punto è intervenuto anche il presidente della Provincia Massimiliano Presciutti, secondo il quale la vicinanza con Umbertide non sarebbe sufficiente, da sola, a escludere il nuovo indirizzo. “Il divieto di sovrapposizione delle offerte formative nasce per evitare l’inutile duplicazione di corsi identici che finirebbero per cannibalizzare le iscrizioni”, ha osservato. Per Presciutti, però, quello in discussione sarebbe “l’esatto opposto”: Umbertide manterrebbe i propri percorsi linguistici, mentre Città di Castello proporrebbe “una lingua strategica, il Cinese Mandarino, totalmente assente nel nostro territorio”. Si tratterebbe, dunque, di “due opportunità radicalmente diverse per studenti con aspirazioni diverse”.
Il presidente ha quindi presentato il progetto come una possibile diversificazione dell’offerta dell’Alta Valle del Tevere, sostenendo che l’obiettivo debba essere quello di “fare rete” e rendere l’area più attrattiva anche per studenti provenienti da fuori. Ha però ricordato che il confronto territoriale non si è ancora esaurito: alla Conferenza di Ambito in cui è stata discussa la proposta non ha partecipato il Comune di Umbertide, che potrà far valere la propria posizione nella successiva fase regionale.
Anche la consigliera provinciale delegata Francesca Pasquino ha insistito sulla necessità di programmare i nuovi indirizzi tenendo conto del calo delle iscrizioni, particolarmente rilevante nelle aree di confine. Secondo Pasquino, l’ampliamento dell’offerta deve essere accompagnato da una verifica della sua sostenibilità nel tempo e dalla disponibilità degli spazi, evitando sovrapposizioni che possano frammentare ulteriormente la popolazione scolastica.
Il Piano approvato dalla Provincia comprende anche altre novità nel resto del territorio perugino, tra cui un Liceo economico sociale a Città della Pieve e nuovi percorsi al Cavour-Marconi-Pascal. Per l’Altotevere, però, il passaggio politicamente più delicato resta quello del nuovo linguistico tifernate. Dopo il sì provinciale, sarà la Regione a dover valutare se le caratteristiche del progetto siano sufficienti a consentire la deroga rispetto alla presenza dello stesso indirizzo a Umbertide.





