Conflitti armati, crisi climatica, fame, debito e migrazioni forzate. Sono alcuni dei temi affrontati durante la presentazione del report “Last20 2025”, il rapporto annuale dedicato ai venti Paesi più impoveriti del mondo, illustrato ieri prima all’Università per Stranieri di Perugia e poi alla Piattaforma di Umbertide. L’incontro umbertidese, moderato da Andrea Chioni, è stato promosso dall’associazione Latitudini insieme a Tamat e Co.Re., con gli interventi di Ugo Melchionda, coordinatore scientifico del rapporto, e di Giuseppina Gianfranceschi del coordinamento per la pace.
Il report analizza le condizioni economiche, sociali, climatiche e migratorie dei cosiddetti “Last20”, i venti Paesi individuati sulla base del Pil pro capite a parità di potere d’acquisto. Si tratta di Afghanistan, Burkina Faso, Burundi, Ciad, Eritrea, Guinea-Bissau, Haiti, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan, Sud Sudan e Yemen. Complessivamente ospitano quasi 500 milioni di persone.
Durante la presentazione sono stati illustrati alcuni dei dati contenuti nel rapporto. Il Pil pro capite medio dei Paesi Last20 è pari a 1.749 dollari annui, oltre venti volte inferiore rispetto alla media dei Paesi del G20. In vent’anni la popolazione è cresciuta del 72%, mentre in molti casi restano bassissimi i livelli di alfabetizzazione e di sviluppo umano. Melchionda ha sottolineato come in diversi Paesi africani l’alfabetizzazione riguardi “sì e no la metà” della popolazione, “con forti differenze di genere”, spiegando che soprattutto “le donne sono le vittime della non alfabetizzazione”.
Oltre a fornire molti dati, il documento propone una lettura politica, segnalando che “non basta la denuncia”, ma “serve riorganizzare la finanza, governare il mercato e rimettere i diritti e la sicurezza alimentare al centro dello sviluppo”. Solo così, di fronte a una finestra per agire che “si sta chiudendo”, si può infatti pensare di affrontare quelle che non sono “crisi isolate, ma un intreccio sistemico di guerre, fragilità istituzionale, dipendenza economica e vulnerabilità climatica”.
Ampio spazio è stato dedicato al tema del debito, che “soffoca lo spazio fiscale dei governi, impedendo investimenti pubblici”, mentre la proposta è quella di “creare infrastrutture che colleghino il risparmio della diaspora al microcredito locale, trasformandolo in investimento”.
Nel corso dell’incontro sono emerse anche critiche all’attuale modello di cooperazione internazionale e al cosiddetto “Piano Mattei” promosso dal governo italiano. Secondo Melchionda, molti degli investimenti previsti sono infatti portati avanti per interessi economici dei Paesi industrializzati più che per reali obiettivi di cooperazione. Tra i temi centrali del rapporto figurano inoltre il land grabbing (l’acquisizione di grandi porzioni di terra da parte di multinazionali o governi stranieri), il commercio equo, la sicurezza alimentare e il cambiamento climatico. Il dossier evidenzia, a questo proposito, come i Paesi meno responsabili delle emissioni globali siano spesso quelli che subiscono maggiormente le conseguenze degli eventi climatici estremi.
Nel dibattito si è parlato anche del ruolo dell’informazione e del modo in cui guerre e crisi internazionali vengono raccontate dai media occidentali. Giuseppina Gianfranceschi ha inoltre richiamato il tema della memoria della guerra e della necessità di coinvolgere le nuove generazioni nei percorsi di educazione alla pace. “Abbiamo intrapreso la strada più difficile”, ha detto, “che è quella di far ragionare tra di loro e insieme a noi le nuove generazioni”.
Il rapporto “Last20 2025”, curato da Tonino Perna e Ugo Melchionda per l’associazione Last20-APS, è pubblicato da Città del Sole Edizioni e raccoglie contributi di ricercatori, operatori delle ONG e rappresentanti delle diaspore dei Paesi coinvolti.





