Il consiglio provinciale di Perugia sostiene la candidatura di Francesca Albanese al Nobel per la pace

Proposta approvata a voti unanimi. Presciutti: “Tutti i comuni devono sentirsi impegnati nella costruzione di azioni dal basso”

Il Consiglio provinciale di Perugia ha approvato all’unanimità un ordine del giorno a favore della candidatura di Francesca Albanese al Premio Nobel per la pace e per la sua protezione diplomatica. La mozione è stata presentata dalla vicepresidente della Provincia Laura Servi.

Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori occupati palestinesi e prima donna a ricoprire questo incarico, è stata definita da Servi «una giurista dall’indiscussa professionalità, attestata da una vita spesa a sostegno del diritto e della dignità dei popoli». La vicepresidente ha inoltre criticato gli attacchi ricevuti dalla relatrice, parlando di un «insulto rivolto alla stessa idea di una comunità internazionale impegnata per la pace».

Nel documento approvato si evidenziano rigore, coraggio e indipendenza con cui Albanese svolge il proprio mandato, denunciando crimini di guerra, apartheid e genocidio contro la popolazione palestinese. «Le sue parole — si legge nel testo — hanno infranto il muro del silenzio e dell’ipocrisia che circonda uno dei conflitti più violenti e asimmetrici del nostro tempo».

Particolare attenzione viene riservata al rapporto From Economy of Occupation to Economy of Genocide, nel quale Albanese documenta come la sofferenza del popolo palestinese sia diventata fonte di profitto per un sistema di interessi economici, individuando 48 aziende multinazionali coinvolte. Il documento viene definito «un atto concreto di pace» e «un messaggio universale: non può esserci pace senza il coraggio di riconoscere e fermare la violenza sistemica, anche quando è esercitata da Stati potenti».

La mozione richiama anche l’identità pacifista del territorio umbro, ricordando figure come Aldo Capitini e San Francesco d’Assisi, e denuncia il rischio che «le sanzioni contro chi documenta le violazioni dei diritti umani diventino uno strumento per perpetuare l’impunità».

Tra gli interventi in aula, quelli dei consiglieri Francesca Pasquino e Riccardo Vescovi, che hanno espresso particolare sostegno alla proposta. «È nostro compito gridare il nostro disappunto», ha dichiarato quest’ultimo.

Il presidente Massimiliano Presciutti ha sottolineato l’importanza dell’impegno istituzionale sul tema: «Questa mozione è opportuna e ci impegna ulteriormente a far sì che anche questo ente possa mettere in campo tutto quanto gli è possibile. La Provincia di Perugia deve tornare ad avere un ruolo propositivo e da protagonista. Tutti i comuni devono sentirsi impegnati nella costruzione di azioni dal basso».

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