Con l’inaugurazione del chiostro di San Domenico e dell’ex chiesa di Santa Maria della Carità, Città di Castello ritrova uno dei luoghi più suggestivi e identitari della propria storia. Un complesso architettonico che, dopo un importante intervento di restauro e riqualificazione, torna a disposizione della comunità per attività culturali, eventi e iniziative pubbliche.
La cerimonia di inaugurazione si è svolta nel pomeriggio con la partecipazione delle istituzioni cittadine. Nei prossimi giorni il complesso potrà essere visitato anche dal pubblico: sono infatti previste due aperture straordinarie a ingresso libero domenica 22 e domenica 29 marzo, dalle 15 alle 18, organizzate dal Comune in collaborazione con Poliedro Cultura.
L’intervento, dal valore complessivo di 2 milioni e 520 mila euro, è stato finanziato in gran parte attraverso il PNRR (2 milioni e 350 mila euro) con un cofinanziamento comunale di 170 mila euro. Il progetto è stato firmato dall’architetto Valerio Borzacchini e realizzato dal raggruppamento temporaneo di imprese composto dalle ditte C.E.S.A. di Falcini Enzo Srl ed Estia Srl, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.
Per il sindaco Luca Secondi il recupero del complesso rappresenta uno degli interventi simbolo della politica di valorizzazione del patrimonio cittadino.
“Riabbracciare e tornare a vivere il complesso del chiostro di San Domenico e dell’ex chiesa della Carità ci rende orgogliosi – ha dichiarato – perché è uno degli obiettivi più ambiziosi che ci siamo dati: restituire i luoghi identitari della città al loro splendore originario e soprattutto alla piena fruizione dei tifernati”.
Secondi ha sottolineato come il progetto si inserisca in una più ampia strategia di riqualificazione del patrimonio storico urbano che negli ultimi anni ha interessato diversi luoghi simbolo della città, dalla Pinacoteca alla Biblioteca, fino a Palazzo Bufalini, alle piazze del centro storico e alle mura urbiche.



Un complesso che racconta secoli di storia
Il chiostro fa parte dell’antico convento dei Domenicani, la cui origine risale al XII secolo, mentre la struttura attuale del chiostro è stata completata nel XVII secolo.
L’elegante architettura a doppio ordine di loggiati, sostenuta da sottili colonnine, fu realizzata tra il 1662 e il 1667 grazie all’iniziativa di Padre Lorenzo Giustini, celebre predicatore domenicano che destinò alla costruzione le offerte raccolte durante le sue predicazioni.
Il religioso volle arricchire il nuovo chiostro con un ciclo pittorico dedicato alla Beata Margherita della Metola, terziaria domenicana morta nel 1320 e profondamente legata alla storia religiosa della città.
Il ciclo pittorico delle lunette restaurate
Uno degli elementi più preziosi riportati alla luce dal restauro è proprio il ciclo delle 32 lunette affrescate che decorano il loggiato del chiostro.
Le opere furono realizzate dal pittore tifernate Giovan Battista Pacetti, detto lo Sguazzino, insieme all’aretino Salvi Castellucci, e raccontano episodi della vita e dei miracoli della Beata Margherita.
Si tratta di un percorso iconografico che attraversa la biografia della santa: dalla nascita alla vestizione religiosa, fino ai numerosi episodi miracolosi legati alla sua figura, narrati secondo i valori e il linguaggio figurativo della Controriforma.
Accanto a ciascuna scena furono collocate legende in latino e in volgare, insieme agli stemmi delle famiglie tifernati che contribuirono alla realizzazione del ciclo pittorico.
L’ex chiesa della Carità e gli affreschi ritrovati
Dal chiostro si accede anche all’ex chiesa di Santa Maria della Carità, un ambiente carico di storia e suggestione. Secondo alcune ricostruzioni, prima dell’arrivo dei Domenicani l’edificio sarebbe stato legato all’Ordine dei Cavalieri Templari.
Nel XIV secolo i Domenicani trasformarono la chiesa in refettorio del convento, coprendo gli affreschi e costruendo la chiesa di San Domenico sul lato opposto del chiostro.
Oggi quegli affreschi, recuperati in un precedente intervento di restauro e valorizzati dall’attuale riqualificazione, restituiscono uno spazio di grande fascino artistico, dominato da una suggestiva raffigurazione dell’Ultima Cena.
Il restauro: conservazione e nuove funzioni
L’intervento ha riguardato sia il recupero strutturale del complesso sia la valorizzazione delle sue componenti artistiche. I lavori si sono concentrati sulle facciate, sul consolidamento di alcune parti dell’edificio e sul restauro delle superfici decorate, in particolare delle lunette affrescate del chiostro e degli apparati pittorici dell’ex chiesa della Carità.
Sono stati inoltre recuperati intonaci storici, elementi in pietra e strutture lignee, mentre gli impianti sono stati completamente rinnovati, con un nuovo sistema di illuminazione pensato per valorizzare l’architettura e le decorazioni del complesso. Nell’ex chiesa è stata realizzata anche una rampa per garantire l’accessibilità agli spazi.
L’intervento è stato realizzato nel rispetto dei criteri di sostenibilità previsti dal PNRR, con l’utilizzo di materiali certificati e con particolare attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale del cantiere.
Un nuovo spazio per la vita culturale della città
Con la riapertura del chiostro e dell’ex chiesa della Carità, Città di Castello recupera quindi uno spazio destinato a diventare un nuovo punto di riferimento per la vita culturale e sociale della città. Un luogo dove arte, storia e architettura tornano a dialogare con la comunità, restituendo alla città uno dei suoi angoli più ricchi di memoria.





