Un pezzo di storia tifernate che se ne va con lui. È morto Venanzio Nocchi, ex sindaco di Città di Castello e senatore, nonché grande protagonista anche in ambito culturale, perché oltre a essere stato un politico di rilievo era un uomo dotato di grande cultura, sia classica che contemporanea. Aveva compiuto 79 anni lo scorso 27 aprile e quindi era già in viaggio per gli 80, ma le sue condizioni di salute non gli hanno permesso di arrivarci. Il suo primo nome era appunto Venanzio, anche se amava farsi chiamare con il secondo, Gabrio: chiaro il riferimento a Venanzio Gabriotti, l’antifascista tifernate fucilato nel maggio del 1944, che tuttora viene ricordato anche attraverso l’attività dell’omonimo istituto di storia politica e sociale del quale Nocchi ha fatto parte.
Insegnante di storia e filosofia al liceo classico “Plinio il Giovane” nella vita professionale, Venanzio Nocchi aveva iniziato fin da giovanissimo il suo impegno in politica fra le file del Partito Comunista Italiano e a soli 24 anni, nel 1970, era stato eletto sindaco di Città di Castello, succedendo al professor Luigi Angelini. Manterrà la carica di primo cittadino fino al 1980, quando gli subentrerà un altro personaggio in assoluto, Giuseppe Pannacci, ma Nocchi rimarrà consigliere comunale fino al 1993.
Nel frattempo, era stato assessore regionale umbro a cultura, istruzione e formazione professionale (dal 1980 al 1997) e poi era già senatore della Repubblica: sempre con il Pci, era stato eletto alle politiche del 1987 e dopo la svolta della Bolognina aveva scelto di aderire al Partito Democratico della Sinistra; è proprio un esponente del Pds quando nel 1992 viene confermato fra gli scranni di Palazzo Madama, fino alla consultazione del 1994. Tornerà in consiglio comunale a Città di Castello nel 2001, da esponente di maggioranza dei Democratici di Sinistra per una sola legislatura, fino al 2006. In Senato, è stato membro della Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali (anche segretario), della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa.
Nocchi ha contribuito alla fondazione del Festival delle Nazioni, che si tiene a Città di Castello, facendo parte del suo consiglio di amministrazione. E poi – aspetto non secondario – è stato anche un cantante lirico con la tonalità del basso: ha tenuto diversi concerti e la musica è evidentemente nel dna di famiglia, visto che i suoi figli hanno intrapreso questa carriera. Di lui resta anche il ricordo di una persona elegante nei modi, cordiale e sorridente.
Fra le prime note di cordoglio, quella della presidente della Regione dell’Umbria, Stefania Proietti, che ha scritto: “Con la scomparsa di Venanzio Nocchi, l’Umbria saluta un protagonista autentico della propria storia democratica, un uomo delle istituzioni che ha saputo coniugare rigore e umanità, cultura e passione civile. Storico sindaco di Città di Castello e figura centrale della politica umbra nella seconda metà del Novecento. Venanzio Nocchi ha incarnato una visione della politica come servizio, colta, sobria – conclude la presidente – e come costruzione collettiva del bene comune”. Alla famiglia le condoglianze della nostra redazione.

Profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia sono stati espressi oggi anche dal sindaco Luca Secondi e dalla giunta tifernate. “Un uomo di Stato, delle istituzioni, della scuola, della cultura che ha permeato in maniera importante la storia della nostra città rivestendo ruoli di primissimo livello, di sindaco, consigliere comunale, assessore regionale, fino a quello di Senatore della Repubblica. La sua scomparsa segna un momento doloroso, triste, incolmabile e difficile da superare per la sua famiglia prima di tutto, per la comunità tifernate, per tutti noi, che ne abbiamo potuto apprezzare le doti umane e la sua innata competenza e amore per la città, la storia, la cultura, lo sport, la scuola in particolare, con cui ha mantenuto sempre un legame stretto anche quando era impegnato nelle istituzioni. Quello che ci lascia oggi in eredità in termini di valori, scritti, documenti, relazioni umane, sara’ senza dubbio un importante e significativo patrimonio per la comunità tifernate che lo ricorda con affetto e gratitudine”.
“La scomparsa di Venanzio Nocchi è una perdita dolorosa. La politica fa incontrare e allontanare, può unire e può dividere. Ma oltre questo, ci sono le cose che restano, che resteranno. Di lui rimarranno innanzitutto decenni di servizio pubblico nelle istituzioni: dieci anni da Sindaco, sette da Assessore regionale, due legislature da Senatore. Tutti svolti con “disciplina e onore” – come sta scritto nella Costituzione – e con una stima generalizzata.
E poi resteranno il suo grande amore per la città, per la cultura, la musica e
il canto, il suo impegno continuo in tante istituzioni culturali. Resterà in tanti
di noi il ricordo di mille riunioni e manifestazioni: tante belle, bellissime. Altre più difficili, ma sempre vere e intense. E di Gabrio (a San Giacomo lo chiamavano così fin da bambino) resterà anche il suo avere speso una vita per la scuola, per educare centinaia di giovani. In storia, filosofia, ma anche alla vita e al vivere da cittadini nella società, che lui voleva cambiare in meglio, dalla parte degli ultimi e oer la pace. Ne siamo stati testimoni diretti negli anni indimenticabili ( quelli davvero ‘formidabili’ ) del Liceo. Siamo davvero vicini a Ines, compagna di una vita, a Cecilia e Simone”. Così il senatore del Partito Democratico Walter Verini.





