Il depotenziamento dell’ARPAT e le conseguenze sulla tutela dell’ambiente e della salute

Dopo l’allarme diffuso dalla RSU dell’agenzia, associazioni e comitati di tutta la Toscana scrivono alla Regione chiedendo di intervenire

Istituita nel 1995 e riformata nel 2009, l’ARPAT (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) è l’ente a cui a livello regionale è affidata un’azione di controllo e tutela dell’ambiente. Ciò avviene attraverso il monitoraggio dell’aria, le analisi sulle acque superficiali e sotterranee e le ispezioni su attività che potrebbero generare alterazioni ambientali. L’ARPAT esercita inoltre un’importante attività di supporto tecnico per i Comuni, soprattutto in quelle fasi in cui le amministrazioni sono chiamate ad approvare o meno progetti dalle significative ricadute territoriali. Tutto questo fa sì che l’apporto garantito dall’ente in termini di protezione ambientale produca, in maniera pressoché diretta, evidenti benefici anche sulla salvaguardia della salute dei cittadini.

La situazione che si è venuta a creare negli ultimi anni

Le azioni sopra riportate rischiano di essere garantite in misure decrescente a causa di una situazione di difficoltà che da tempo ARPAT sta vivendo. Questo si è appreso nei giorni scorsi dopo che l’RSU dell’ente ha diffuso un documento dal titolo “ARPAT 2026 – La fine di un’agenzia?”. Nel testo dello stesso vengono denunciate alcune criticità che stanno già riducendo in maniera significativa il lavoro che l’agenzia è chiamata a svolgere. In particolare – oltre al commissariamento dello scorso luglio che però sarebbe riconducibile a una questione di natura “burocratica” – le scarse risorse economiche destinate all’ente (che nell’ultimo decennio, di fronte a un’inflazione del 25%, sono rimaste invariate), l’assenza di nuovi investimenti sulla strumentazione, il mancato rinnovo dei contratti e la relativa diminuzione di dipendenti, stanno sempre più impedendo all’agenzia di esercitare un’efficace azione di controllo: per la portavoce della RSU Silvia Cerofolini quello che serve è dunque un intervento immediato che possa invertire questa rotta, dato che peraltro oggi la normativa europea sta imponendo standard ambientali più stringenti e sistemi di monitoraggio sempre più avanzati.

La richiesta delle associazioni e dei comitati di tutta la Toscana

Il quadro sopra descritto rischia in definitiva di compromettere la funzionalità dell’ARPAT, creando una situazione dove la possibile assenza di controlli celeri ed efficaci, andrà a esporre i cittadini a un’azione di minore tutela. Il depotenziamento dell’ente potrebbe infatti avvantaggiare soggetti e iniziative potenzialmente inquinanti, penalizzando chi rispetta gli standard e le leggi vigenti. Le ripercussioni sulla salute delle persone, oltre che sull’ambiente, sarebbero quindi concrete.

Proprio per mettere in guardia rispetto a questi rischi e, al contempo, chiedere un impegno maggiore da parte della Regione Toscana, circa 80 associazioni e comitati riuniti nella Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni hanno scritto ed inviato un documento al Presidente Eugenio Giani, all’Assessore all’Ambiente David Barontini e a tutti i membri del Consiglio Regionale. Nel testo della comunicazione si chiede di investire su controlli adeguati, scongiurando il rischio che venga meno “la capacità del sistema pubblico di prevenire e individuare situazioni potenzialmente pericolose per l’ambiente e per la salute dei cittadini”.

I possibili rischi per la Valtiberina

Le difficoltà che stanno limitando le attività dell’ARPAT hanno creato preoccupazione in tutta la Toscana. Anche in Valtiberina non potrebbe essere altrimenti se si considera che i monitoraggi effettuati dall’ARPAT sono decisivi, ad esempio, per conoscere l’effettivo stato di salute delle acque superficiali o di falda. Nella piana del Tevere, ovvero dove si concentrano maggiormente le attività industriali e le produzioni agricole intensive, in passato sono stati rintracciati – seppur in maniera sporadica e circoscritta – elementi chimici oltre la soglia di guardia (per citare un caso ciò è accaduto nel 2022 quando in una stazione di monitoraggio di Sansepolcro vennero rilevati nitrati oltre la soglia di potabilità). Tutto questo senza citare la crescente necessità di analizzare composti come i Pfas (sostanze perfluoro alchiliche) che fino a poco tempo fa erano praticamente ignorati. Considerati i recenti rinvenimenti in molte aree del Paese, in futuro sarà necessario pianificare controlli ricorrenti anche nel territorio valtiberino. Solo così, infatti, i cittadini potranno sentirsi tutelati e rassicurati, scartando definitivamente i sospetti che il contesto ambientale vissuto quotidianamente possa in qualche modo avere un’influenza sulla salute umana.

POPOLARI

- Partecipanti sostenitori -spot_img
spot_img

Indaghiamo, raccontiamo, approfondiamo

Supporta l'informazione locale: dona il tuo 5x1000 a Fondazione Progetto Valtiberina

- Partecipanti sostenitori -spot_img
- Partecipanti sostenitori -spot_imgspot_img