La tutela della salute non passa soltanto dalla diagnosi e dalla cura delle malattie, ma anche dalla riduzione dei rischi ambientali che contribuiscono a determinarle. È il principio attorno al quale si è sviluppato il congresso nazionale di ISDE Italia, l’Associazione Medici per l’Ambiente, svoltosi dal 23 al 25 ottobre a Sansepolcro. Tre giornate di confronto tra medici, ricercatori ed esperti di salute pubblica, dedicate al rapporto tra ambiente e salute e alla necessità di tradurre le conoscenze scientifiche in interventi concreti di prevenzione.
Numerosi i temi affrontati, dall’inquinamento atmosferico alla contaminazione delle acque, dalla diffusione delle plastiche ai cambiamenti climatici, fino alle conseguenze sanitarie delle trasformazioni degli ecosistemi. Un programma che ha affiancato la presentazione di studi scientifici al confronto sulle politiche pubbliche e sulle esperienze sviluppate nei diversi territori italiani.
Tra i dati più significativi presentati al congresso figurano quelli sull’inquinamento atmosferico. Il progetto nazionale «Cambiamo Aria», promosso da ISDE insieme a Kyoto Club e Clean Cities Campaign, ha analizzato la qualità dell’aria in 27 città italiane, stimando per il 2025 un totale di 6.731 decessi attribuibili all’esposizione al particolato fine PM2,5. Si tratta di una stima epidemiologica, non dell’identificazione di singoli decessi causati dall’inquinamento. Il monitoraggio ha inoltre evidenziato come 25 delle città considerate abbiano registrato concentrazioni medie annuali di PM2,5 superiori ai nuovi limiti europei previsti per il 2030.
Grande attenzione è stata riservata anche alla contaminazione da PFAS, sostanze chimiche particolarmente persistenti nell’ambiente. Edoardo Bai ha ripercorso le evidenze scientifiche sui possibili effetti sanitari e il caso delle province venete interessate da una vasta contaminazione delle acque, sottolineando l’importanza di ridurre le esposizioni e rafforzare la sorveglianza sanitaria.
Un’altra criticità riguarda le infrastrutture idriche. Agostino Di Ciaula ha presentato una ricognizione secondo la quale in Italia sono ancora in servizio almeno 25.804 chilometri di condotte in cemento-amianto, un dato peraltro incompleto. Le evidenze scientifiche sui rischi dell’ingestione di fibre attraverso l’acqua potabile non consentono ancora di stabilire un nesso causale certo, ma ISDE propone un censimento completo delle tubazioni, controlli uniformi e un piano di sostituzione progressiva delle infrastrutture.
Il congresso ha affrontato anche i dati oncologici della Terra dei Fuochi, i rapporti tra campi elettromagnetici e territorio, le conseguenze sanitarie della deforestazione e le possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale nella ricerca epidemiologica. Su quest’ultimo tema, Fabrizio Bianchi del CNR ha richiamato la necessità di distinguere le associazioni statistiche dai rapporti di causa ed effetto, sottolineando come la crescente disponibilità di dati non possa sostituire il ragionamento scientifico.
Accanto all’analisi dei rischi, sono state illustrate esperienze concrete di prevenzione, dalle cosiddette prescrizioni verdi, che introducono attività a contatto con la natura nei percorsi di promozione della salute, ai progetti per ridurre l’impatto ambientale delle strutture sanitarie. Spazio anche alle iniziative rivolte alle scuole e alla riduzione dell’utilizzo della plastica. Tra queste figura «Il viaggio della plastica», progetto che nell’anno scolastico 2024-2025 ha coinvolto complessivamente 7.591 studenti in diversi territori italiani, compresa Sansepolcro.
Un filo conduttore dei lavori è stato il ruolo delle istituzioni e delle amministrazioni locali nella prevenzione ambientale. Dalla pianificazione urbanistica alla gestione degli impianti di telecomunicazione, dalla tutela delle risorse idriche alla qualità dell’aria, numerose relazioni hanno evidenziato come le decisioni pubbliche possano influenzare le condizioni di salute delle comunità.
Nella giornata conclusiva, Bettina Menne, già consulente strategica dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha approfondito il passaggio dalle evidenze scientifiche alle politiche sanitarie, richiamando l’importanza della collaborazione tra istituzioni, ricercatori e cittadini, oltre alla necessità di verificare gli effetti degli interventi adottati.
Il congresso, intitolato «Costruire identità, conoscenza e coerenza nella salute ambientale», è stato anche un’occasione per discutere il futuro dell’associazione. Il presidente Roberto Romizi ha indicato tra le priorità il rafforzamento dell’indipendenza scientifica, della presenza territoriale e del coinvolgimento delle nuove generazioni. Al centro, l’obiettivo di rendere più incisivo il contributo dei Medici per l’Ambiente alle scelte pubbliche, intervenendo sulle cause ambientali delle malattie prima che queste si manifestino.





