Anche il senatore tifernate Walter Verini entra nella polemica che ha seguito Inter-Juventus, la sfida di Serie A terminata 3-2 per i nerazzurri e segnata dall’espulsione del difensore bianconero Kalulu dopo un contatto, da molti osservatori giudicato inesistente, con l’avversario Bastoni.
Sull’episodio era intervenuto Roberto Saviano con un post sui social: “Finché quest’uomo avrà un ruolo nel calcio italiano, tutti avranno la sensazione che i campionati siano falsati”, aveva scritto, riferendosi all’amministratore delegato dell’Inter Giuseppe Marotta. E ancora: “Non è un attacco agli atleti, né ai tifosi”, che sono “le prime vittime di un sistema che non riesce mai a essere trasparente fino in fondo”. Saviano aveva ricordato che “è l’ennesimo episodio che coinvolge l’Inter, mentre la curva neroazzurra è ancora scossa dalle tensioni”, prima di sottolineare che “le vicende legate alle infiltrazioni della ’ndrangheta nel tifo organizzato non sono fantasie da bar. Il calcio è solo la manifestazione del problema”, aveva specificato, ”e finché non si avrà il coraggio di affrontarlo fino in fondo, ogni vittoria sarà accompagnata da un’ombra”.
Verini, coordinatore del Comitato ultras e criminalità della Commissione Antimafia, ha replicato con un articolo pubblicato oggi su La Gazzetta dello Sport. Nel testo, dopo aver ricordato di aver “stimato e difeso Roberto Saviano” per il suo impegno civile, il senatore ha parlato di “esternazioni fuori misura”, affermando che “stavolta, per me, Saviano ha esagerato”.
Il senatore riconosce che le infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo del tifo sono “un fenomeno drammaticamente esistente e pericoloso”, che la Commissione Antimafia ha approfondito con audizioni di società calcistiche, organismi sportivi e forze dell’ordine. “Ma può l’espulsione di un calciatore essere incasellata in questo quadro?”, si è chiesto nell’articolo.
Verini ha rivendicato il lavoro istituzionale svolto negli ultimi anni e sottolinea come il contrasto alle infiltrazioni richieda rigore e responsabilità, non semplificazioni. “Dobbiamo tutti concentrarci, per prevenire, contrastare e individuare nuove strade per affermare, anche con qualche norma, buone pratiche. Ma non si può paragonare un cartellino giallo, anche sbagliato, a Gomorra”, ha scritto.





