Calcio: addio a Silvio Penni, il mitico “Herrera”

Lo storico massaggiatore del Città di Castello aveva 89 anni. Il ricordo dell’ex d.s. biancorosso Ramaccioni

È scomparsa a Città di Castello una figura storica non soltanto in ambito sportivo. Tutta la comunità tifernate piange la morte di Silvio Penni detto “Herrera”, per anni massaggiatore della squadra di calcio del Città di Castello fino a metà degli anni ’70 e poi custode del campo in terra battuta di San Pio nel rione Montedoro. Il popolare “Herrera” se n’è andato sabato 2 agosto alla soglia di 89 anni: il calcio ha rappresentato la sua vita. Nella stagione 1974/’75 ha passato le consegne di massaggiatore a Franco Milli (allievo prediletto, grande professionista) per poi occuparsi del campo di San Pio nel rione Montedoro.

Il soprannome gli era stato appioppato perché, come il mago dell’Inter (Helenio Herrera, appunto), sapeva leggere al volo ogni gara e immaginare subito tattica e formazione ideale; era uno di quei personaggi che tutta la comunità, non solo sportiva, amava ed apprezzava per le doti umane, per il sorriso e la battuta sempre pronta.

Fra i numerosi messaggi di cordoglio quelli del sindaco, Luca Secondi; dell’assessore allo sport, Riccardo Carletti; della giunta e del presidente del consiglio comunale, Luciano Bacchetta, che ne ricordano la “figura importante, quale simbolo di valori autentici di passione per lo sport, amore per la città e solidarietà”.

Ma c’è anche il ricordo particolare dell’ex team manager del Milan, Silvano Ramaccioni, accanto a lui in panchina nei gloriosi anni del Città di Castello, con grandi presidenti che hanno fatto la storia del calcio cittadino. “Herrerra – dichiara Silvano Ramaccioni, già direttore sportivo di Città di Castello, Cesena e Perugia – era prima di tutto una persona buona, amico di tutti, determinato e professionale nel suo lavoro di massaggiatore che svolgeva con passione e tanto impegno. Qualche volta lo chiamavano “lesione” per la sua capacità di valutare a distanza dalla panchina in maniera immediata la gravità di un infortunio in campo. Quasi sempre il suo intuito coincideva di li a poco con la valutazione del medico che correva verso il giocatore a terra. Un vero e proprio mago, che, come il grande allenatore Herrera – prosegue Ramaccioni – sapeva leggere le partite ed interpretare la tattica: era spesso un allenatore aggiunto, ruolo che ora chissà da lassù svolgerà con i compianti giocatori del Città di Castello che ci hanno lasciato e con i presidenti che lo hanno avuto come collaboratore prezioso negli anni belli del calcio. Ciao Herrera ci mancherai tanto”.

Parole di cordoglio anche dai rappresentanti del Rione San Pio-Montedoro che tempo fa gli avevano consegnato una targa in segno di riconoscenza. “Herrera era uno di noi – spiega Claudio Carletti a nome della società rionale – tutti gli dobbiamo tanta riconoscenza per il ruolo sportivo e sociale che ha svolto in quello che è stato non solo un campetto spelacchiato ma una palestra di vita per intere generazioni di ragazzi di allora”. Anche Claudio Tomascucci, vice presidente del Cru della Figc, sottolinea con commozione la grave perdita per la famiglia, la città, lo sport e il calcio che amava tanto: “Herrera ha accompagnato la vita non solo sportiva della comunità locale”.

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