Lotta al Cyberbullismo, la Fondazione Villa Montesca a Bruxelles

Trasferta per contribuire al piano d’azione dell’Unione Europea, responsabilizzando di più le piattaforme social che consentono l’accesso anche ai giovanissimi

Un nuovo e significativo evento ha visto protagonista la Fondazione Villa Montesca di Città di Castello a Bruxelles: l’audizione all’Intergruppo del Parlamento europeo per la protezione dei diritti dell’infanzia, su invito degli eurodeputati Brando Benifei ed Emilio Puccio, rispettivamente vicepresidente e presidente dell’Intergruppo. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività promosse dalla rete europea contro il bullismo (EAN), di cui la Fondazione è socio fondatore.

La finalità della riunione è stata quella di esprimere un parere sul piano d’azione dell’Unione Europea contro il cyberbullismo, attualmente in preparazione e previsto per l’inizio del 2026. Tale iniziativa, annunciata nelle linee guida politiche della presidente Ursula Von der Leyen, rappresenta una priorità per la Commissione nel periodo 2025-2029. Il Piano si concentrerà sui minori e sui gruppi vulnerabili di giovani fino a 29 anni, tra cui persone con disabilità, giovani LGBTIQ, migranti e membri di minoranze religiose, razziali o etniche. Durante la riunione sono stati affrontati diversi aspetti della proposta, sottolineando la necessità di responsabilizzare maggiormente le piattaforme social, che consentono l’accesso e l’interazione anche a utenti giovanissimi, spesso senza adeguati strumenti di controllo o con difficoltà nel far rispettare le regole.

Maria Rita Bracchini, responsabile dell’area Europa della Fondazione Villa Montesca e vicepresidente della rete EAN, ha evidenziato come il problema resti di dimensioni enormi e come sia indispensabile incoraggiare politiche nazionali comuni, poiché il cyberbullismo non conosce confini geografici. Anche il direttore della Fondazione, Fabrizio Boldrini, è intervenuto sottolineando l’importanza di rendere trasparenti e accessibili i prodotti e i risultati dei progetti europei, in particolare quelli del programma Erasmus, affinché possano diventare patrimonio condiviso e orientare strategie di prevenzione basate su esperienze concrete.

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