Dal racconto personale al tema collettivo: Daniele Raco e l’azzardo

A Sansepolcro il comico ha ripercorso la propria esperienza di dipendenza e presa di coscienza. Il video integrale del talk

Raccontare il gioco d’azzardo partendo da una storia personale, senza semplificazioni né retorica. È questo l’approccio al centro dell’incontro pubblico “Ma tu giochi o azzardi? TALK”, ospitato al Teatro alla Misericordia nell’ambito del progetto Più gioco meno azzardo. A dialogare con Michele Corgnoli è stato Daniele Raco, che in questi giorni è tornato a Sansepolcro per ripercorrere davanti al pubblico la propria esperienza di dipendenza, dall’inizio fino all’uscita – mai definitiva – dall’azzardo.

Nel racconto emerge come il passaggio dal gioco alla dipendenza sia stato rapido e quasi impercettibile. Raco colloca l’origine del problema durante il tour estivo di Zelig, in un momento di forte esposizione professionale e tensione costante. Le slot machine, incontrate inizialmente nei bar, non sembrano subito un pericolo: «Ma dopo due mesi era già un problema», ha spiegato, ricostruendo una dinamica che oggi riconosce con chiarezza.

L’esperienza viene scandita in due fasi. I primi anni, segnati dall’illusione del controllo e da una dimensione percepita come compensatoria; poi l’ingresso in una spirale in cui il gioco diventa il centro della giornata. «Mi svegliavo la mattina e il primo pensiero era dove andare a giocare», ha raccontato, descrivendo una condizione in cui vincere o perdere perde progressivamente importanza.

Uno dei passaggi più intensi del talk riguarda il momento di crisi più profonda, quando il pensiero di farla finita si affaccia dopo aver bruciato in poche ore il cachet di alcune serate. Un pensiero che non si traduce in gesto anche grazie al richiamo del palcoscenico e a una forma di autoironia che, in quel frangente, diventa ancora una volta una risorsa: «Mi ha salvato il fatto di prendermi in giro, di immaginare tutti i social pieni della mia faccia con scritto RIP», ha detto.

La richiesta di aiuto arriva poco dopo, con il contatto e l’ingresso nei Giocatori Anonimi. Da lì prende forma un percorso fatto di regole quotidiane, di ascolto e di una consapevolezza che Raco ribadisce più volte: la dipendenza non scompare, ma può essere tenuta sotto controllo. Anche la ricaduta, avvenuta anni dopo e legata a lutti familiari, viene raccontata senza omissioni.

Nel dialogo con Michele Corgnoli trovano spazio anche riflessioni più ampie sul contesto sociale e normativo del gioco d’azzardo. Raco critica l’uso stesso della parola “gioco” e sottolinea la necessità di regole più chiare e stringenti, senza posizioni proibizioniste ma con l’obiettivo di ridurre l’esposizione e i rischi. Un tema centrale nel progetto Più gioco meno azzardo, che affianca ai dati e all’analisi quantitativa momenti di confronto pubblico e testimonianze dirette.

Del podcast live è disponibile il video integrale, che restituisce per intero il confronto e il tono – spesso ironico, a tratti duro – con cui Raco ha scelto di affrontare un tema ancora sottovalutato.

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