Non è soltanto un documento tecnico. Il Piano Integrato di Salute (PIS) rappresenta, per la Valtiberina, la cornice entro cui verranno definite nei prossimi anni le politiche socio-sanitarie del territorio. E ora il percorso entra nella sua fase decisiva.
Dopo l’approvazione dell’atto di indirizzo da parte della Conferenza dei Sindaci e della Asl Toscana Sud Est lo scorso dicembre, e dopo il partecipato incontro svoltosi nei giorni scorsi al Distretto socio-sanitario di Sansepolcro, l’obiettivo è arrivare all’approvazione definitiva del nuovo Piano entro il 28 febbraio 2026.
Cos’è il PIS e perché conta
Il Piano Integrato di Salute è lo strumento di programmazione territoriale che mette in relazione politiche sanitarie e politiche sociali, nel quadro del Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale 2024-2026. Non si limita a organizzare servizi, ma stabilisce priorità, modalità di intervento e allocazione delle risorse.
Il punto chiave è l’integrazione: superare la separazione tra sanità e sociale per arrivare a una presa in carico globale della persona, soprattutto quando si parla di fragilità, cronicità o disagio.
Il punto di partenza: il Profilo di Salute
Alla base del nuovo Piano c’è il Profilo di Salute della Valtiberina, un’analisi aggiornata dei dati demografici e socio-sanitari. La fotografia è nota ma non per questo meno significativa: popolazione che invecchia, aumento delle condizioni di non autosufficienza, famiglie che necessitano di supporto, attenzione crescente alla salute mentale e al benessere giovanile.
A questo si aggiungono temi strutturali come la disabilità, l’area materno-infantile, la prevenzione e il rafforzamento delle Case della Comunità, destinate a diventare uno dei perni della sanità territoriale.
Il direttore della Zona distretto Valtiberina, Giampiero Luatti, ha ribadito come l’obiettivo sia consolidare l’integrazione tra servizi sanitari e sociali, costruendo una programmazione costantemente monitorata e aderente ai bisogni reali.
Case della Comunità e telemedicina
Nel percorso avviato a dicembre era già emersa la centralità delle Case della Comunità e dello sviluppo della telemedicina. Strumenti pensati per garantire maggiore prossimità e continuità assistenziale, soprattutto in un territorio che presenta caratteristiche geografiche e demografiche complesse.
Come confermato dall’Azienda sanitaria nella campagna informativa condotta in questi mesi, la sfida è tradurre questi strumenti in risposte concrete: non solo strutture fisiche, ma modelli organizzativi capaci di coordinare medici di medicina generale, servizi sociali, specialisti e realtà del terzo settore.
Partecipazione e governance
Uno degli elementi qualificanti del percorso è la costruzione partecipata del Piano. Agli incontri hanno preso parte, oltre ai comuni della Valtiberina, l’Unione Montana, sindacati, scuole, associazioni e rappresentanti del terzo settore. L’assessore al sociale del Comune di Sansepolcro, Mario Menichella, ha parlato di “una programmazione condivisa capace di tenere insieme le diverse dimensioni del welfare territoriale”.
Un banco di prova per il territorio
Il PIS non è soltanto un adempimento amministrativo. In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e da bisogni sempre più articolati, rappresenta un banco di prova per la capacità della Valtiberina di fare sistema.
Il passaggio dalle enunciazioni alla concretezza sarà la vera misura del successo del Piano: integrazione reale dei servizi, tempi di risposta adeguati, sostegno alle famiglie, attenzione ai giovani e alle fragilità.





