Anche una rappresentanza di farmacisti della Valtiberina ha preso parte ieri, giovedì 6 novembre, alla manifestazione regionale svoltasi a Firenze, in piazza Duomo, nell’ambito dello sciopero nazionale dei dipendenti delle farmacie private indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
La mobilitazione ha riguardato circa 60mila lavoratrici e lavoratori in tutta Italia, in sciopero per l’intero turno di lavoro per chiedere il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale, scaduto il 31 agosto 2024.
In Toscana l’adesione è stata definita “molto alta” dai sindacati, con oltre mille farmacie private e 5mila dipendenti coinvolti. Il presidio fiorentino — davanti alla sede della Regione Toscana — è stato promosso unitariamente dalle tre sigle confederali, che hanno chiesto un sostegno istituzionale alle proprie rivendicazioni. Una delegazione è stata ricevuta a Palazzo Strozzi Sacrati da rappresentanti della giunta regionale.
Le ragioni della protesta
Alla base dello sciopero, spiegano i sindacati, c’è la mancata ripresa del dialogo con Federfarma, l’associazione datoriale di categoria, dopo la rottura del tavolo negoziale del 20 ottobre scorso.
Le organizzazioni accusano la controparte di essersi mostrata “indisponibile a riconoscere incrementi retributivi e soluzioni normative in linea con l’aumento del costo della vita, nonché con il valore professionale e sociale del lavoro svolto nelle farmacie”.
“Le farmacie private sono un presidio sanitario e sociale essenziale per il Paese – hanno ricordato Filcams, Fisascat e Uiltucs – e il servizio offerto dai farmacisti va ben oltre la dispensazione dei farmaci. Il loro ruolo di prossimità e ascolto rappresenta spesso il primo punto di riferimento per milioni di cittadini”.
Tra le richieste principali figurano:
- adeguamenti salariali in linea con l’inflazione,
- una migliore conciliazione tra vita e lavoro,
- il riconoscimento della professionalità in relazione alla “farmacia dei servizi”,
- e nuovi percorsi formativi per valorizzare le competenze del personale.
I sindacati hanno ribadito l’urgenza di una ripresa del confronto e invitato Federfarma a “tornare al tavolo di trattativa favorendo una rapida conclusione del negoziato e un rinnovo contrattuale che rispecchi il valore reale della professione”.


La voce della Valtiberina
Tra i manifestanti in piazza a Firenze c’era anche Martina, dipendente presso una farmacia di Sansepolcro, che ha raccontato a TTV il senso di una mobilitazione che tocca da vicino anche le realtà della Valtiberina. “Il nostro contratto è scaduto ad agosto 2024 e dal 2021 non ci sono stati aumenti significativi. In questi anni i servizi in farmacia sono aumentati in modo esponenziale: facciamo elettrocardiogrammi, holter cardiaci, analisi del sangue, tamponi, test per lo streptococco e per il Covid. Ci siamo formati e aggiornati, abbiamo assunto competenze che non facevano parte del percorso universitario, ma che oggi rappresentano un aiuto indispensabile ai cittadini, soprattutto con i tempi d’attesa lunghi del sistema sanitario.”

“Il problema – prosegue – è che le nostre responsabilità aumentano, ma lo stipendio resta lo stesso. Facciamo un lavoro sanitario, ma abbiamo un contratto da dipendenti del commercio: una situazione che non è più sostenibile”. Martina ha tenuto inoltre a precisare che “Questo sciopero non è contro i nostri titolari, ma contro Federfarma. Nel mio caso, il titolare è stato comprensivo e ci ha incoraggiati a partecipare, e infatti abbiamo scioperato tutti. Sappiamo che ogni farmacia ha la sua realtà, ci sono situazioni difficili e altre più serene, ma la battaglia è collettiva: riguarda il riconoscimento di una categoria intera.”
Un tema, quello del riconoscimento, che va oltre l’aspetto economico: “Non chiediamo solo più soldi, ma un riconoscimento professionale vero – conclude Martina – I laureati in farmacia sono sempre meno, le iscrizioni calano, e molti giovani scelgono altre strade perché il lavoro al banco non offre tutele né prospettive. Se non si interviene adesso, rischiamo di perdere una generazione di farmacisti. Dovrebbero tutelarci e salvaguardare questa professione, che è un presidio sanitario indispensabile per la collettività.”






