C’è sempre un certo margine di imprevedibilità quando sul palco sale Morgan. Ed è probabilmente anche per questo che il concerto andato in scena giovedì 5 marzo al Teatro Giovanni Papini di Pieve Santo Stefano, nell’ambito della rassegna Pieve Classica, è stato molto più di una semplice serata musicale. I dubbi e le perplessità di una sala gremita e già da settimane sold-out sono stati cancellati quando l’artista si è preso la scena. Uno spettacolo nel senso pieno del termine: musica, racconto, divagazione colta, ironia e qualche provocazione, tutto nel formato essenziale del “piano solo”.
Il cantautore, al secolo Marco Castoldi, si è presentato sul palco senza artifici, solo con un pianoforte Yamaha e una bottiglia di moscato, davanti alla sala piena e ansiosa. La platea del Papini, ha seguito lo spettacolo con entusiasmo crescente, lasciandosi trascinare da un concerto capace di muoversi con disinvoltura tra epoche e linguaggi musicali. Un recital pianistico sui generis, in cui in ogni brano classico non si percepisce stanchezza, ma vitalità e ogni forma di sorpresa.
La serata è stata aperta dall’artista pievano Fabrizio Fancelli, con il suo progetto one man band di musica originale contenuta nell’album Indeed. Un sound elettronico che mischia Pet Shop Boys, Depeche Mode e Kraftwerk in un mix interessante dai ritmi industrial, in cui Fancelli suona tutti gli strumenti.

Il percorso scelto da Morgan è stato prima di tutto un viaggio nella storia della musica. Dal barocco di Johann Sebastian Bach al classicismo di Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven, fino alla sensibilità romantica di Frédéric Chopin. E poi l’arrivo al Novecento impressionista di Claude Debussy e Maurice Ravel, compositore a cui Castoldi ha reso omaggio con passaggi virtuosistici ispirati al suo celebre “Concerto per pianoforte e orchestra”.
Non una semplice esecuzione, però. Morgan non suona soltanto: racconta, spiega, collega. Ogni brano diventa il punto di partenza per un piccolo excursus storico o armonico, trasformando il concerto in una sorta di lezione informale di storia della musica. “Bach è un genio, per me è Dio – ha spiegato Morgan –, ma lui fa solo dei bellissimi accordi. Dobbiamo aspettare Mozart per trovare la melodia”. Con una certa autoironia, lo stesso artista ha ammesso più volte durante la serata di essere ancora uno studente: “I brani di Liszt sono complicatissimi. Vorrei suonarlo per voi ma non ne sono capace, lo sto ancora studiando”.
Ed è proprio qui che emerge con maggiore evidenza la passione del Morgan musicista: virtuosismo pianistico rapido, preciso e a tratti esuberante, ma mai fine a se stesso. Serve a dimostrare una tesi implicita che attraversa tutta la serata: la musica non è fatta di compartimenti stagni, ma di connessioni. Così Bach può dialogare con il pop contemporaneo e Beethoven può convivere con la canzone d’autore. Un tesi che era già molto in voca negli anni ‘70 nel mondo del progressive rock,

Dal primo momento in cui Morgan poggia il piede sopra la spia, si comprende la sua familiarità e serenità con il pubblico di Pieve, e sfodera uno dei suoi trucchi migliori: mentre suonava un passaggio orchestrale del concerto di Ravel, ha cantato con la voce le parti dell’orchestra, trasformando il pianoforte in un’intera compagine sinfonica immaginaria. Totalmente non necessario, assolutamente bellissimo.
La scaletta ha poi valorizzato la produzione più nota dell’artista, con brani dei Bluvertigo, come Cieli neri e Altre forme di vita, insieme a pezzi della sua carriera solista come Verrà l’estate e la sua canzone manifesto Altrove. Un’operazione furba che accosta il lavoro dell’artista, più o meno consapevolmente ai grandi del passato.
Tra i momenti più intensi anche l’omaggio alla grande canzone d’autore italiana con Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco, interpretata con delicatezza e rispetto. La scelta di questo brano ha un valore simbolico: Morgan avrebbe dovuto cantare il brano a Sanremo nella serata delle cover insieme a Chiello, ma il progetto è stato annullato a una settimana dal festival. Un contesto che ormai, storicamente, non porta grande fortuna al cantautore di Monza.
La voce di Castoldi sente chiaramente il segno degli anni: non più quella dei vent’anni, ma più profonda, quasi narrativa. Le poche canzoni cantate diventano così piccoli episodi teatrali, interpretati con tutta l’enfasi possibile al netto del forze fisiche.

Il finale è affidato a un classico del rock: Light My Fire dei Doors. Nella versione di Morgan, il brano diventa quasi una jam pianistica sospesa tra rock e improvvisazione, che strizza l’occhio tanto a Bach quanto a Jerry Lee Lewis.
Parlare di Morgan, senza fare gossip, oggi significa inevitabilmente confrontarsi anche con il personaggio pubblico e le vicende che lo hanno riportato al centro delle cronache: dalla mancata partecipazione a Sanremo, passando per il processo che lo vede imputato per stalking nei confronti dell’ex compagna Angelica Schiatti, fino alla popolarità della figlia avuta con Asia Argento Anna Lou, conduttrice del programma “SottoSanremo”. Da segnalare anche che Morgan non pubblica un disco di soli inediti dal 2007, una lunga attesa che rende ogni sua mossa artistica ancora più osservata. I problemi finanziari, uniti a quelli legali, hanno portato conseguenze. Nel 2019 Morgan fu costretto allo sfratto dalla sua casa di Monza proprio per ripagare debiti insoluti.
Ma una volta seduto al pianoforte, tutto questo sembra rimanere fuori dalla porta del teatro. Le mani sui tasti riescono ancora a riportare l’attenzione sull’essenziale. E la sorpresa non finisce qui: l’11 aprile Morgan tornerà finalmente a esibirsi con i Bluvertigo in un nuovo tour, dopo anni di promesse e tentativi falliti, offrendo ai fan una reunion tanto attesa quanto emotivamente carica, per quanto ogni sbalzo di tensione rischi di spegnere le luci.
La serata ha dimostrato anche un’altra cosa: il valore culturale di iniziative come Pieve Classica, curata dall’assessore alla Cultura Luca Gradi. In un piccolo centro, riuscire a portare artisti di questo livello significa scommettere su una visione precisa della cultura: accessibile, curiosa, capace di mescolare generi e pubblici diversi. Morgan ha espresso parole di gratitudine ed elogio per il piccolo teatro, promettendo che sarebbe tornato.
Al termine del live e dei relativi bis, Morgan ha salutato il pubblico con un monologo sull’importanza di manifestare. per tutto, dai propri diritti alla Palestina, dal lavoro alla cultura. Perché, a suo dire, questo diritto è in pericolo, e quando ci ritroviamo nelle piazze siamo tutti più felici, salutando così il pubblico tra un lungo applauso





