Propaganda neonazista e odio razziale online, perquisizione anche in Altotevere

Operazione su scala nazionale dei Carabinieri del ROS: arrestato un 21enne a Brescia. Ad Umbertide uno dei 26 soggetti perquisiti

C’è anche un giovane “localizzato nel comune di Umbertide” tra i soggetti finiti sotto accertamento nell’ambito della vasta operazione condotta dai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), su mandato della Procura della Repubblica di Brescia, contro un presunto circuito virtuale riconducibile ad ambienti dell’estrema destra radicale e neonazista.

Secondo quanto reso noto dall’Arma dei Carabinieri, la Sezione Anticrimine del ROS di Perugia ha eseguito una perquisizione domiciliare presso l’abitazione del ragazzo altotiberino nella giornata di giovedì 17 luglio, nell’ambito di un’indagine più ampia che coinvolge 27 persone su scala nazionale.

L’operazione, avviata nel dicembre scorso, è coordinata dalla magistratura bresciana in collaborazione con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, e ha già portato all’arresto di un 21enne della provincia di Brescia, ritenuto il principale promotore delle attività contestate.

Stando a quanto riportato nel comunicato ufficiale della Procura, i soggetti coinvolti sono gravemente indiziati di propaganda razzista, apologia del fascismo, negazionismo della Shoah e incitamento alla violenza per motivi etnici, religiosi o sessuali. Le accuse si basano sul materiale pubblicato e diffuso in diversi canali Telegram e TikTok dove venivano condivisi contenuti a sfondo neonazista, suprematista, antisemita e omofobo, con inviti espliciti a compiere atti violenti e discriminatori, in alcuni casi anche con promesse di ricompense in denaro per azioni di tipo incendiario in luoghi frequentati da immigrati.

Il giovane altotiberino non è tra gli arrestati, ma figura tra le 26 persone sottoposte a perquisizione e indagine per presunta adesione o partecipazione a queste reti digitali. Il materiale informatico sequestrato è ora al vaglio degli inquirenti, che stanno ricostruendo la rete di contatti e il livello di coinvolgimento di ciascun indagato.

Alcuni dei soggetti coinvolti – sottolinea la Procura – erano minorenni all’epoca dei fatti. L’età media si aggira tra i 18 e i 25 anni, un dato che secondo gli investigatori “evidenzia una radicalizzazione giovanile preoccupante, favorita dalla facilità di accesso a piattaforme social non regolamentate”.

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