Si chiamava Bekim Kunushevci, 43 anni, originario del Kosovo, ma da 20 viveva in Italia dove era arrivato come profugo in fuga dalla guerra. Attualmente risiedeva ad Anghiari insieme alla moglie e ai due figli (di 10 e 8 anni). Lo scorso 27 marzo a Città di Castello un gravissimo incidente sul lavoro ne ha provocato il decesso. Stava svolgendo alcune opere edili all’interno di un appartamento. Era sopra una scala, quando all’improvviso è scivolato ed ha battuto violentemente la testa sul bordo del letto. Subito soccorso è stato trasportato all’ospedale tifernate, poi al Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove il 30 marzo è morto. Ma la vicenda presenta alcuni lati da chiarire, tanto che è al centro di un’indagine della procura della Repubblica di Perugia che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo iscrivendo sul registro degli indagati i due rappresentanti dell’impresa edile tifernate della quale l’uomo era dipendente. Inoltre nell’ambito delle indagini è stata chiesta l’acquisizione delle cartelle cliniche degli ospedali (di Città di Castello e Perugia). I familiari dell’uomo sono tutelati dagli avvocati Emanuela Splendorini e Mirco Meozzi del foro di Arezzo. La salma è stata posta sotto sequestro per consentire gli accertamenti del caso: è stata eseguita l’autopsia e il 7 aprile è stato rilasciato, dal pubblico ministero Massimo Casucci che coordina le indagini, il nulla osta per l’ultimo saluto al quarantatreenne. I funerali dell’uomo si svolgono nella sua terra natale, il Kosovo, dove è stato rimpatriato via mare anche grazie ad una gara di solidarietà promossa dai suoi connazionali che vivono in Altotevere e Valtiberina e che hanno raccolto più di 10 mila euro da devolvere alla famiglia.





