Una ha vinto cinque Giri d’Italia e tre Tour de France. L’altro ha trascorso quindici anni nel ciclismo professionistico facendo soprattutto un mestiere particolare: aiutare i propri capitani a vincere. Fabiana Luperini e Paolo Fornaciari hanno raccontato questa mattina agli studenti di Anghiari e Monterchi due modi diversi di vivere il ciclismo. E soprattutto quello che rimane di una carriera sportiva quando si scende dalla bicicletta.
Il Teatro di Anghiari ha ospitato giovedì 15 ottobre la nuova edizione di “Intrepidi a scuola”, l’iniziativa promossa nell’ambito della manifestazione ciclistica L’Intrepida e dedicata alla diffusione della Carta Etica dello Sport. Protagonisti dell’incontro gli studenti della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Anghiari e Monterchi, che hanno seguito le testimonianze dei due ex professionisti per poi rivolgere loro numerose domande.
A dialogare con Luperini e Fornaciari è stato il giornalista Daniele Gigli, che ha ripercorso insieme agli ospiti le rispettive carriere, dai successi ai momenti più complicati, fino alle esperienze maturate lontano dalle competizioni.
Soprannominata “Pantanina”, Fabiana Luperini è stata una delle più grandi interpreti del ciclismo femminile italiano. Tra il 1995 e il 1998 conquistò quattro Giri d’Italia consecutivi, tornando a vincere la corsa rosa dieci anni più tardi, nel 2008. A questi successi si aggiungono tre Tour de France femminili consecutivi, dal 1995 al 1997, e numerose altre affermazioni internazionali.
Un palmarès costruito attraverso anni di allenamenti e rinunce, come ha ricordato agli studenti: “Le grandi vittorie, i grandi obiettivi si ottengono solo con un grande sacrificio. Non ci sono scorciatoie, non ci sono altri metodi. Se vuoi ottenere grandi risultati ti devi applicare e mettere grande impegno”.
Ma anche una carriera così ricca di successi ha conosciuto periodi difficili. Luperini ha raccontato di aver affrontato i momenti nei quali le vittorie non arrivavano continuando ad allenarsi e a inseguire i propri obiettivi, senza cambiare atteggiamento rispetto ai periodi migliori. Un’esperienza dalla quale ha ricavato un consiglio rivolto ai più giovani: non misurare il valore dello sport soltanto attraverso i risultati immediati, perché ciò che si impara praticandolo può tornare utile anche molto tempo dopo.

Diversa la storia di Paolo Fornaciari, professionista dal 1993 al 2008 e per gran parte della carriera gregario di alcuni dei nomi più importanti del ciclismo italiano. Ha corso con squadre come Saeco, Mapei e Lampre, mettendosi al servizio di campioni quali Paolo Bettini, Michele Bartoli e Damiano Cunego. Un ruolo lontano dai riflettori riservati ai vincitori, ma fondamentale negli equilibri di una squadra.
“Lo sport è una scuola di vita, perché ti insegna a soffrire, a gioire nei momenti belli e brutti, a rialzarti quando hai delle delusioni”, ha spiegato Fornaciari. Per l’ex corridore, il valore dell’attività sportiva non dipende necessariamente dalla possibilità di diventare professionisti: “L’importante è assaporare nella vita lo sport”, ha detto ai ragazzi, richiamando il rispetto delle regole e la capacità di affrontare insieme agli altri le difficoltà.
Per Fornaciari, però, il rapporto con la Valtiberina non passa soltanto dalla bicicletta. Dopo il ritiro dalle competizioni ha infatti intrapreso una seconda carriera, decisamente diversa dalla prima: quella di gelatiere. E proprio a Sansepolcro ha imparato il mestiere, grazie agli insegnamenti di Palmiro Bruschi, maestro della gelateria artigianale con il quale ha trascorso un periodo di formazione prima di avviare la propria attività, chiamata non a caso “Ultimo Kilometro”.
Un legame che l’ex ciclista ha ricordato anche durante l’incontro di Anghiari, spiegando come il rapporto con Bruschi abbia contribuito a indirizzare il suo futuro professionale. “Tornare in Valtiberina – ha raccontato – significa quindi ritrovare luoghi e persone ai quali è rimasto particolarmente affezionato”.
La mattinata è stata accompagnata da un ampio dialogo tra gli studenti e i due ospiti, chiamati a rispondere alle curiosità dei ragazzi sulle rispettive esperienze. Un confronto che ha permesso di affrontare attraverso storie personali alcuni dei temi della Carta Etica dello Sport: il rispetto delle regole, la responsabilità individuale, la collaborazione e la capacità di accettare tanto le vittorie quanto le sconfitte.
L’iniziativa è stata organizzata nell’ambito de L’Intrepida, con la collaborazione della Fondazione Progetto Valtiberina, del Tennis Club Anghiari e dell’Istituto Comprensivo di Anghiari e Monterchi, con il patrocinio del Comune di Anghiari.





