Primi indagati sul caso Banca Etruria che, assieme a Banca Marche, Carife e Carichieti è stata salvata per il rotto della cuffia dal decreto salva banche del governo Renzi. Primi indagati della Procura di Arezzo sono l’ex presidente Lorenzo Rosi e l’ex membro del cda Luciano Nataloni, accusati di “omessa comunicazione di conflitto di interessi”. In pratica, avrebbero sfruttato a fini personali il proprio ruolo per ottenere finanziamenti che altrimenti non avrebbero potuto ricevere. Le accuse si riferiscono al periodo 2013-2014 e prendono in considerazione la relazione di Bankitalia dello scorso febbraio, decise il commissariamento di Banca Etruria. In quel periodo il vicepresidente era Pier Luigi Boschi, il padre del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che al momento non è indagato. E’ il primo risultato dell’analisi compiuta dalla polizia tributaria inviata a Banca Etruria dalla Procura che indaga. La Guardia di Finanza ha trovato almeno 185 milioni di euro di prestiti concessi in palese “conflitto di interessi”, non tutti riferiti a Rosi e Nataloni. Per questo nei prossimi giorni la lista degli indagati eccellenti potrebbe allungarsi. Nella bufera c’è anche Bankitalia, gli inquirenti si domandano come mai non sia intervenuta su questa situazione visto che tra dicembre 2012 e febbraio 2015 aveva inviato i suoi ispettori per indagare sui conti di Banca Etruria. Possibile che non siano accorti di nulla? Di sicuro c’è che Palazzo Koch aveva consigliato di non vendere le obbligazioni subordinate ai piccoli risparmiatori. Il prodotto finanziario, poi diventato carta straccia, doveva servire a Banca Etruria per coprire il buco da tre miliardi che gli stessi ispettori di Bankitalia avevano individuato. La Banca Centrale però si difende dicendo che non ha alcun potere di veto sulle decisioni delle banche e quindi bisogna anche capire quale ordine Banca Etruria ha dato ai direttori delle varie filiali.





