“Senza etica non c’è sviluppo economico”. Il cardinale honduregno Óscar Rodríguez Maradiaga è stato ospite ad Anghiari in occasione delle celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. Venerdì 31 luglio l’arcivescovo emerito di Tegucigalpa ha partecipato alla proiezione del documentario Chiara d’Assisi, prodotto dalla Radiotelevisione Svizzera Italiana, nella sala conferenze di Villa Gennaioli.
Al termine della proiezione, sua eminenza ha dialogato con il giornalista Gianni Beretta, autore del documentario, e con Teresa Bartolomei, docente dell’Università Cattolica di Lisbona, rispondendo anche alle numerose domande del pubblico.
La presenza di Maradiaga rappresenta un appuntamento di particolare rilievo per la Chiesa locale. Creato cardinale da Papa Giovanni Paolo II nel 2001, ha preso parte ai conclavi che hanno eletto Benedetto XVI e Papa Francesco, del quale è stato uno dei più stretti collaboratori. Dal 2023, per sopraggiunti limiti di età, è arcivescovo emerito di Tegucigalpa e non ha potuto partecipare all’elezione di Leone XIV, ma continua a portare nel mondo il proprio ministero pastorale.
Di formazione salesiana e profondamente legato alla spiritualità francescana, nel corso del suo episcopato si è distinto per l’impegno a favore della giustizia sociale, della riduzione del debito dei Paesi più poveri e di un’economia fondata sull’etica e il rispetto della vita umana.
Il cardinale, nel pomeriggio prima dell’incontro, ha dichiarato con semplicità: “Parlerò di quello che vorrete voi”. La sera, in una sala gremita di persone, è nato un confronto durato oltre un’ora, nel quale egli ha affrontato senza reticenze alcuni dei temi più delicati della Chiesa contemporanea: il pontificato di Papa Prévost, la sinodalità, il ruolo delle donne nella Chiesa, il rapporto tra fede ed economia e la crisi di un modello di sviluppo dominato dalla finanza.
“Papa Leone ci ha parlato di un’umanità disumanizzata – ha osservato Maradiaga –. Dobbiamo proteggere la nostra natura dall’idolatria del denaro. Il culto della ricchezza disumanizza: non dobbiamo cadere nell’inganno dell’idolo del vitello d’oro”.
Un pensiero che richiama l’intero magistero sociale della Chiesa e che Maradiaga lega alla propria esperienza personale: “Ho lavorato per dieci anni alla cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri del mondo. Gli organismi finanziari non ci hanno seguito subito, ma il G8 riconobbe che cancellare il debito di ventisei nazioni era giusto. Senza etica non c’è sviluppo economico”.
Il cardinale ha ricordato anche un episodio vissuto al World Economic Forum di Davos: “Lì ho capito che il potere dell’economia è enorme. Non credo che mi inviteranno più (ha scherzato), ma è stata un’esperienza interessante”. Per Maradiaga il sistema economico globale necessita oggi di “una riforma enorme”, perché “ormai tutto è legato al denaro”.

Tra i passaggi più intensi dell’incontro c’è stato il ricordo di Papa Francesco, conosciuto molti anni prima dell’elezione al soglio pontificio: “Siamo stati amici carissimi. L’ho conosciuto prima che diventasse vescovo, quando era provinciale dei gesuiti a Buenos Aires. Allora l’arcivescovo era il cardinale Antonio Quarracino, presidente del Celam, la conferenza episcopale latinoamericana, che mi parlava spesso di Jorge Bergoglio. Fu lui a volerlo come vescovo ausiliario e poi come suo successore. Attraverso il Celam, e soprattutto durante la Conferenza di Aparecida, abbiamo lavorato insieme nella commissione di redazione e siamo diventati molto amici”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla riflessione sulla sinodalità, che Maradiaga considera uno degli elementi decisivi del futuro della Chiesa: “Il sinodo non è una moda: è un modo di essere Chiesa», ha affermato. «Papa Leone è profondamente sinodale. La sinodalità ci insegna a riconoscerci tutti come popolo di Dio e dovrebbe diventare il metodo ordinario della vita delle parrocchie».
Come riporta Famiglia Cristiana: la parola “sinodo” vuol dire “fare strada insieme”, il termine fin dai primi secoli del cristianesimo ha indicato l’assemblea che si riunisce per discutere, condividere e prendere decisioni. Sinodalità indica quindi la creazione di spazi in cui sia possibile ascoltare chiunque abbia qualcosa da dire, al fine di discernere insieme quello che lo Spirito ci sta suggerendo
Rispondendo a una domanda sul ruolo delle donne, il cardinale ha ribadito la posizione della Chiesa sul sacerdozio ministeriale, distinguendolo dal sacerdozio comune dei fedeli ricevuto nel Battesimo. Allo stesso tempo ha sostenuto una maggiore presenza femminile nei ruoli di responsabilità ecclesiale. “Le donne sono parte fondamentale della Chiesa. Perché una donna non potrebbe essere nunzio apostolico? Credo che un giorno questo accadrà”.
Infine un richiamo al significato stesso del ministero ecclesiale, con una stoccata alla storia dei prelati ricchi e potenti: “In passato molti cardinali pensavano di essere principi. Ma non lo siamo. Noi siamo servitori”.

Prima di lasciare Villa Gennaioli, Maradiaga ha rivolto anche un pensiero alla città che lo ha accolto. Diretto in Sicilia per un incontro di preghiera a Messina, ha spiegato di desiderare da tempo una visita in Valtiberina: “Sono davvero felice di essere qui. Questi sono posti bellissimi. Conoscevo già Anghiari attraverso i racconti dell’amico Gianni Beretta e da molti anni desideravo visitarla. Finalmente ci sono riuscito”.
Il cardinale ha salutato i fedeli e la cittadinanza un’ultima volta sabato 1º agosto alle 18 durante la messa solenne alla Chiesa della Croce di Anghiari, dove è custodito un frammento del saio attribuito a santo di Assisi. Un momento di grande spiritualità che unisce nel segno di Francesco le due sponde dell’Atlantico.





