Operazione delle Fiamme Gialle "China Express", stroncato un traffico internazionale di stupefacenti

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06 Agosto 2020

Umbria crocevia di traffici imponenti di droga. Una nuova operazione si è svolta nelle ultime ore da parte della guardia di finanza.

L’attività delle Forze di Polizia a contrasto del traffico di stupefacenti assume una sempre maggiore rilevanza all’interno del contesto umbro.

È quanto emerge dalla relazione annuale recentemente pubblicata, relativa al 2019, dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga: a fronte di un numero di interventi sostanzialmente invariato, sono state sequestrate quantità di droga più che doppie rispetto all’anno precedente.

In particolare, è stata sequestrata marijuana, la droga “leggera” più diffusa, in quantitativi otto volte superiori rispetto al 2018, per un incremento di circa il 750%.

È in questo quadro di maggiore qualità degli interventi che si inserisce l’operato del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Perugia con una nuova operazione.

Sono stati individuati e sequestrati, nel tempo, più di venti pacchi contenenti marijuana che, spediti dalla Spagna, dovevano transitare in Umbria per poi arrivare nel Regno Unito. Gli esami sulla “purezza” della droga hanno permesso di stimare un valore di mercato di 2 milioni di euro. Gli accertamenti patrimoniali svolti dai militari hanno inoltre portato al sequestro di un’automobile, appena acquistata da uno degli associati con i proventi del traffico.

E’ il risultato della maxi operazione China Express svolta  dal Gruppo Operativo Antidroga, della  Guardia di Finanza.

Un cittadino cinese è stato arrestato poichè, insieme ad altri connazionali sparsi sul territorio nazionale ed estero, faceva parte integrante di un’associazione a delinquere con base a Perugia.

Per mascherare il commercio illegale, i trafficanti si avvalevano di diverse attività commerciali intestate a meri prestanome, tra cui una ditta di trasporti con un’unità operativa nel centro storico di Perugia.

Le indagini appena portate a termine, durate diversi mesi, sono state effettuate col ricorso alle più avanzate tecniche investigative: intercettazioni telefoniche, ambientali, riprese audiovisive e persino il “captatore informatico” (cosiddetto trojan), in grado di “infettare” i dispositivi elettronici degli indagati.

L’attività si è svolta con il supporto del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche di Roma, grazie al quale è stato possibile effettuare ricerche all’interno del “deep web” (normalmente inaccessibile per l’utente medio) ed esaminare varie transazioni effettuate tramite criptovalute (la più famosa delle quali è il bitcoin).

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